domenica 23 settembre 2018

A casa


Il silenzio è assordante nella casa linda e vuota. 
Tutto è regolare, ogni cosa occupa il suo posto. 
Tu sei presenza nascosta in ogni angolo. 
Muovermi fra le tue cose mi procura disagio. 
Lacrime soffocate annebbiano la vista, mentre rivivo il sapore unico delle tue lasagne o la morbidezza degli gnocchi fatti a mano.
Il profumo dell'arrosto con l'alloro e della torta con i pinoli, cotta nella teglia consumata dagli anni, e per questo a me ancora più cara, attraversano la cucina silenziosamente, mentre nelle orecchie rivivo le risate dei bambini e la gioia delle giornate di festa. 
Passato recente, che in un battito d'ali si fa remoto e irripetibile. 
Tu nell'aria.

lunedì 17 settembre 2018

Trilli

Uno splendido sorriso, che le illumina il viso.

Due occhi vispi e curiosi, che non lasciano alcuno indifferente... intrigano.

Quel garbo nel porre quesiti, che gioca tra l'ingenuità e la lusinga.

...E' TRILLI!
la bella e deliziosa bambolina, che da mesi saltella da un angolo all'altro del nostro ufficio, spargendo buon umore e sorridente collaborazione.

Hai portato la freschezza e l'energia dei 20anni, nella nostra "consolidata e matura famiglia allargata".

Non sei solo gioiosa novità, ma una vivace fanciulla, dagli occhi nocciola, che accende il bisogno di accudire.

Trilli, non camminerai mai sola.


sabato 15 settembre 2018

PUNTINI


A volte ho la sensazione di perdere del tempo con te.
Piccole cose quotidiane, che fanno parte delle nostre vite diverse.
Le potremmo definire "i puntini di sale sulla pelle", quelli che ti regala il mare, dopo una nuotata, quando ti lasci asciugare dai raggi caldi del sole, senza tamponarti.
La foto che ti ritrae non li mostra, ma tu li senti e me li fai notare.
Io, invece, vedo solo pietre.
Quelle sulla spiaggia e quelle sul tuo cuore.
E domani magari sarò io a mostrarti i puntini, mentre tu sentirai solo il peso dei sassi.

Ognuno ha i propri puntini sulla pelle, piccolissimi agli occhi degli altri, ma ben visibili ai nostri occhi e allo sguardo severo del cuore.

Il segreto è quello di riuscire a convivere fra puntini e pietre. Pietre e puntini. 



domenica 5 agosto 2018

Fiumi di parole

Il vagito di un neonato, in braccio alla sua mamma.

Il borbottio della caffetteria sul fuoco ed il profumo del caffè, che si diffonde nella stanza.

Lo scricchiolio della neve fresca sotti gli sci.

Le rughe sul viso, che diventa una carta geografica, dove il traffico delle strade si fa ogni giorno più intenso.

"I pantaloni bianchi da tirare fuori, che è già estate"

L'incanto ed il silenzio del bosco.

Tu ed io sul divano.

I piedi nudi sul pavimento di marmo.

La tramontana ed il cielo terso a settembre.
 
La magia delle luci che si accendono e spengono sull'albero di Natale.

Noi che invecchiamo insieme.  





sabato 21 luglio 2018

PIOGGIA

Tuona da ore, ma della pioggia si sente solo l'odore.
Si fa attendere. Più tuona e più la aspetto. 

Mi avvicino alla finestra, apro il vasistas e faccio entrare l'aria fresca.
Ecco qualche goccia. 
Tutto qui? Saranno state 15/20, nemmeno le piantine aromatiche sul davanzale se ne sono rese conto.
Intanto lampi e tuoni insistono nel cielo, sempre più scuro.

Una imponente nuvola si sposta velocemente da ponente verso levante.
La pioggia arriva. Eccome se arriva. 
Gocce enormi, di quelle che ne basta una sopra alla testa per sentire male.
La nuvola avvolge, nasconde e la pioggia mi incanta alla finestra.
Spalanco i vetri. Faccio entrare il temporale nella stanza. 
Le auto che circolano per la strada hanno le luci accese, sebbene siano le 10 della mattina di un sabato d'estate.
L'odore dell'asfalto bagnato riempie le narici.
Il ritmo dello scrosciare mi culla e tranquillizza il temporale di sentimenti che mi agita dentro.

Insiste regolare da quasi mezz'ora.
Mi fa compagnia, mentre la grossa nuvola grigia lascia i tetti di questo scorcio di città, proseguendo il suo cammino verso levante.
Sta diminuendo. Ora tante goccioline picchiano sul davanzale.
Le piantine rigraziano. E io anche. 



 

 

sabato 17 febbraio 2018

IL CORAGGIO DI CONDIVIDERE

Quella mattina era uscita da casa più presto del solito, così ne aveva approfittato per raggiungere il tribunale seguendo un percorso più lungo, che faceva di rado. 
Lo scirocco soffiava con forza, infastindendola con la sua carica di umidità, che sembrava appiccicarle i brutti pensieri in testa, anzichè permetterle di allontanarli, come avrebbe voluto. 
Quasi giunta a destinazione lo vide e immediatamente sentì un macigno colpirle lo stomaco. 
"Elisa, dobbiamo parlare!" disse lui in tono autoritario ed asciutto.
"Non abbiamo più nulla da dirci" replicò lei con rabbia.
"Possiamo ricominciare ad essere felici insieme, se solo tu ammettessi di aver commesso un enorme errore lasciandomi".
"Franco basta. E' FINITA!" 
Accelerando il passo varcò l'ingresso e si infilò nell'affollato ascensore dell'imponente edificio, per raggiungere la sua postazione di lavoro. 
Tirò un sospiro di sollievo: almeno per quelle 6 ore, se ne sarebbe liberata.

La settimana trascorse tra i soliti alti e bassi.
Ogni volta che usciva si guardava in giro sospettosa. Temeva di incrociare quegli occhi verdi, che tante volte aveva contemplato quando i loro sguardi languidi si incrociavano, ma che ora le facevano solo paura.
Quella sera doveva passare a prendere Francesca, per andare alla consueta riunione settimanale con le amiche. Si accingeva a salire sulla sua auto quando, da dietro le sue spalle, sentì provenire una voce, che ben conosceva. 
D'istinto si voltò e se lo trovò davanti.  Il battito del suo cuore cominciò a riecheggiarle per tutto il corpo.
"Ti voglio parlare, dobbiamo chiarirci tu ed io" le disse lui, stringendole con forza le braccia. 
"Franco, smettila! Io non ti voglio parlare. Lasciami in pace" ma quell'uomo non la mollava e continuava a stringerla sempre più forte. 
"Ti prego, lasciami andare, mi sta aspettando Francesca, faccio tardi...."
"Tu non vai da nessuna parte se io non voglio, hai capito?" e cominciò a strattonarla con violenza.
Le lacrime iniziarono a scendere silenziose, mentre la paura saliva, insieme al battito del cuore, che ormai le rimbombava nella testa.
"Lasciami, mi fai male!" gli urlò tremando, ma lui ignorandola aprì la portiera posteriore dell'auto, come un automa impazzito la sbattè sul sedile e le si piazzò a fianco, iniziando ad inveirle contro.

Una coppia di mezza età che passeggiava poco distante col cane, notando i modi insoliti di quel distinto signore brizzolato, rallentò e poi,  nell'osservare quella improvvisa violenza, passò subito all'azione.
Il marito avvicinatosi ad una portiera dell'auto iniziò a bussare sul vetro, attirando l'attenzione dell'automa impazzito, mentre la moglie, avvicinatasi alla portiera opposta, l'aprì e con fare risoluto si rivolse alla malcapitata, ormai in preda al terrore: "Signora, tutto bene? Presto, venga con noi!" e la aiutò ad uscire rapidamente. Scioccata e sorpresa Elisa uscì piangendo dall'auto e si allontanò con la coppia sconosciuta, mentre il loro cagnolino le trotterellava intorno.
Vergogna e paura si intrecciavano, facendola tremare come una foglia al vento. 

Lacrime silenziose le solcavano il viso, mentre la coppia sconosciuta la invitò ad entrare nella gelateria sul corso, dove le offrirono una tisana. Mentre il liquido caldo le scendeva nello stomaco, la mente annebbiata iniziò a distinguere un po' meglio le cose fuori e dentro di lei.
Ancora incredula di trovarsi in quella situazione, ringraziò la coppia che con garbo l'aveva sottratta a quell'uomo e non appena si sentì al sicuro nella sua abitazione, prese il telefono e chiamò Francesca. 
"Franci, sono io. Scusa il ritardo. E' successo un casino, ma sto bene. Domani devi accompagnarmi a fare una denuncia".

sabato 30 dicembre 2017

LIBERTA'

Nella mia bocca di denti ne son rimasti davvero pochi, ma non mi lamento.
Al mio paese, se hai la fortuna di arrivarci ai 58 anni, sei completamente senza denti e con la schiena piegata dalla fatica, mentre io qui sono ancora dritto e posso pure mangiare un pezzo di focaccia quando ne ho voglia.
La città è poco ospitale, ma non è poi così male e nemmeno gli abitanti.
Sento dire che i genovesi son gente schiva, tirchia e poco incline al sorriso, ma in questo angolo di strada io di amici ne ho tanti. "Ciao amico!" gli urlo io, quando li vedo passare. E loro rispondono sempre.
Certo quando vanno di fretta ed hanno la mente assorta nei loro pensieri non è che mi guardino tanto, ma non appena il semaforo si fa arancione o rosso ecco che si fermano e mi fanno un sorriso, scambiamo due parole, spesso mi allungano qualche spicciolo. 
Certi comprano da me i fazzoletti, che vendo sempre, oppure gli ombrelli e i parasole, che alterno a seconda della stagione.
Per l'abbigliamento non ho problemi. Mi regalano magliette colorate, felpe, giacconi, jeans, tutto in ordine, o quasi. Non capisco perchè se ne liberino. Ricevo almeno tre sacchi di vestiti alla settimana. A volte sono così numerosi che non riesco a portarli a casa tutti insieme, così li nascondo fra le piante dell'aiuola e poi li porto via, nei giorni seguenti, un po' alla volta. 
Anche le scarpe non sono male, a volte un po' larghe o un po' troppo strette, ma me le faccio andare bene. A furia di calzarle i miei piedi si abituano e alla fine me le sento quasi comode.
Chissà quanta roba hanno nelle loro case. Le immagino lucide, luminose, calde. Mi piacerebbe vederne una, ma non ho mai osato chiederlo a nessuno. 
Nel posto dove dormo io, ci sto bene. E' uno scantinato nei vicoli. 
Ho un letto, uno scaffale pieno di roba, un tavolo con due sedie ed anche un piccolo gabinetto, con un lavandino ed una doccia.
Nel muro opposto all'entrata c'è una piccola finestra che dà su un vicolo buio e male odorante. Spendo 100 euro al mese, che non sono pochi, ma ci abito da solo. Nessuno che si lamenta se entro, se esco, se russo o faccio un rutto. 
La libertà ha il suo prezzo.