... parto per il mio viaggio in treno. A tutti gli sconosciuti che condivideranno parole e riflessioni, auguro "buon viaggio!"
domenica 23 febbraio 2020
Sapori
Oggi ho mangiato le fragole,
come quelle che da bambina si mangiavano a maggio.
Oggi erano soltanto buone.
Non avevano il gusto dell'estate che si avvicina e della scuola che sta per finire.
Come vorrei rigustare quei sapori.
Ridatemi quel tempo,
che solo adesso sento pieno di felicità.
lunedì 10 febbraio 2020
NUVOLE
Corrono, silenziose e veloci,
sospinte dal vento.
Viaggiatrici erranti, osservano il mondo dall'alto,
mai paghe.
Bianco gregge, nel blu' scuro della notte,
pensieri e sogni che si confondono.
sospinte dal vento.
Viaggiatrici erranti, osservano il mondo dall'alto,
mai paghe.
Bianco gregge, nel blu' scuro della notte,
pensieri e sogni che si confondono.
domenica 19 gennaio 2020
Foglia
Sii foglia, lasciati trasportare dal vento
Sii leggera sopra alle cose,
l'aria ti segnerà la strada.
Sii leggera sopra alle cose,
l'aria ti segnerà la strada.
domenica 8 settembre 2019
Imparerò
Imparerò a stare sola,
apprezzando il silenzio
imparerò a superare i giorni bui,
aspettando ore liete
imparerò che da una porta chiusa
può aprirsi un portone
imparerò che molti dei compagni di oggi
non saranno quelli di domani
imparerò a percorrere i miei passi incerti
anche senza di te
ma oggi stammi ancora vicino...
imparerò da domani.
apprezzando il silenzio
imparerò a superare i giorni bui,
aspettando ore liete
imparerò che da una porta chiusa
può aprirsi un portone
imparerò che molti dei compagni di oggi
non saranno quelli di domani
imparerò a percorrere i miei passi incerti
ma oggi stammi ancora vicino...
imparerò da domani.
venerdì 17 maggio 2019
Serenità d'inverno
Il tenue vociare arriva dalla sala, mentre ne varco la soglia.
Pochi spettatori si intravvedono, quasi nascosti dagli alti schienali.
Mi incammino verso la poltrona, ancora fasciata nel morbido cappotto di lana.
Mi siedo e mi accomodo.
Le luci si spengono ed i titoli del film iniziano a scorrere sul grande schermo.
Respiro e mi rilasso.
La frenesia e la temperatura rigida della giornata, sono rimaste fuori.
Paesaggi assolati allo zenit, si alternano a notti buie, mentre la musica e il tepore mi avvolgono.
L'addome si alza e abbassa con ritmo regolare.
Anche le immagini, ora, si susseguono con lentezza. Fiori, cieli, giardini lussureggianti e distese di ninfee che galleggiano sull'acqua.
Mi lascio andare e sprofondo sempre più nella poltrona, che mi accoglie come un caldo abbraccio.
L'armonia dei paesaggi è contagiosa.
Dopo il corpo, anche la mente si rilassa; sono in uno spazio tutto mio, dove percepisco solo calma e tranquillità.
Serenità ed energia luminosa si fondono dentro di me.
Pochi spettatori si intravvedono, quasi nascosti dagli alti schienali.
Mi incammino verso la poltrona, ancora fasciata nel morbido cappotto di lana.
Mi siedo e mi accomodo.
Le luci si spengono ed i titoli del film iniziano a scorrere sul grande schermo.
Respiro e mi rilasso.
La frenesia e la temperatura rigida della giornata, sono rimaste fuori.
Paesaggi assolati allo zenit, si alternano a notti buie, mentre la musica e il tepore mi avvolgono.
L'addome si alza e abbassa con ritmo regolare.
Anche le immagini, ora, si susseguono con lentezza. Fiori, cieli, giardini lussureggianti e distese di ninfee che galleggiano sull'acqua.
Mi lascio andare e sprofondo sempre più nella poltrona, che mi accoglie come un caldo abbraccio.
L'armonia dei paesaggi è contagiosa.
Dopo il corpo, anche la mente si rilassa; sono in uno spazio tutto mio, dove percepisco solo calma e tranquillità.
Serenità ed energia luminosa si fondono dentro di me.
domenica 20 gennaio 2019
Confidenze
Mia moglie era una donna eccezionale, per me e per i miei figli.
Io lavoravo, lei curava la casa e faceva tutto quello che serviva a farci stare bene. Era troppo brava.
Lei era felice semplicemente di stare insieme a me, non le occorreva altro, non come le giovani di oggi, che vogliono la borsa firmata ed i vestiti alla moda.
Purtroppo si è ammalata di Alzheimer troppo presto.
L'ho tenuta in casa con me finché ho potuto. Le stavo vicino e disegnavo, intanto le raccontavo qualcosa. L'ultimo anno ho dovuto portarla in una struttura. E' stato difficile, ma non c'era altra cosa da fare.
Quando è mancata mi sono sentito solo.
Dopo qualche tempo ho ripreso ad uscire e sono andato alla Società Operaia di Mutuo Soccorso, sai quel circolo di Pontedecimo? C'è il bar dove puoi bere in compagnia, fare due discorsi, giocare a carte, poi c'è la bocciofila, la sala dove ospitano compagnie di teatro dialettale e poi c'è il ballo.
Mi piace il ballo, così ho iniziato a frequentarlo. Le prime volte stavo seduto a guardare gli altri. Se prendo a ballare una che è un comò non va mica bene. Cosi osservavo, una mazurca, una polca, un fox trot... guardavo e riuscivo a capire chi sentiva bene il ritmo della musica e così la invitavo a ballare.
Quando ballavo sembravo un giovanotto. E ballavo pure bene. Era pieno di donne che cercavano un uomo e tante mi giravano intorno e volevano ballare con me. E non solo! A volte dopo il ballo, d'estate, prima che venisse notte fonda, andavamo in camporella. Quante donne!
Adesso ne ho una che è molto più giovane di me. E pensa che non lo sa mica che ho 79 anni... io le ho detto che ne ho dieci di meno.
Io la chiamo "principessa" e sentissi come ne è felice. Quando le dico qualcosa di affettuoso, durante le nostre numerose telefonate, lei diventa una micetta che fa le fusa. Mi chiama spesso, ma adesso che non sto bene e sono all'ospedale non voglio che mi veda. Anche tra pochi giorni, quando mi faranno uscire, io non ce la faccio a vederla. Non vorrai mica che quando siamo sul più bello io le debba dire "pricipessa, non mi diventa duro... ah ah ah". Ma non è colpa mia! Sono le medicine che mi fanno cosi. Sai cosa faccio? Quando arrivo a casa faccio la cura ancora per qualche giorno e poi la smetto, così vedrai come sarà felice la mia principessa!
Io lavoravo, lei curava la casa e faceva tutto quello che serviva a farci stare bene. Era troppo brava.
Lei era felice semplicemente di stare insieme a me, non le occorreva altro, non come le giovani di oggi, che vogliono la borsa firmata ed i vestiti alla moda.
Purtroppo si è ammalata di Alzheimer troppo presto.
L'ho tenuta in casa con me finché ho potuto. Le stavo vicino e disegnavo, intanto le raccontavo qualcosa. L'ultimo anno ho dovuto portarla in una struttura. E' stato difficile, ma non c'era altra cosa da fare.
Quando è mancata mi sono sentito solo.
Dopo qualche tempo ho ripreso ad uscire e sono andato alla Società Operaia di Mutuo Soccorso, sai quel circolo di Pontedecimo? C'è il bar dove puoi bere in compagnia, fare due discorsi, giocare a carte, poi c'è la bocciofila, la sala dove ospitano compagnie di teatro dialettale e poi c'è il ballo.
Mi piace il ballo, così ho iniziato a frequentarlo. Le prime volte stavo seduto a guardare gli altri. Se prendo a ballare una che è un comò non va mica bene. Cosi osservavo, una mazurca, una polca, un fox trot... guardavo e riuscivo a capire chi sentiva bene il ritmo della musica e così la invitavo a ballare.
Quando ballavo sembravo un giovanotto. E ballavo pure bene. Era pieno di donne che cercavano un uomo e tante mi giravano intorno e volevano ballare con me. E non solo! A volte dopo il ballo, d'estate, prima che venisse notte fonda, andavamo in camporella. Quante donne!
Adesso ne ho una che è molto più giovane di me. E pensa che non lo sa mica che ho 79 anni... io le ho detto che ne ho dieci di meno.
Io la chiamo "principessa" e sentissi come ne è felice. Quando le dico qualcosa di affettuoso, durante le nostre numerose telefonate, lei diventa una micetta che fa le fusa. Mi chiama spesso, ma adesso che non sto bene e sono all'ospedale non voglio che mi veda. Anche tra pochi giorni, quando mi faranno uscire, io non ce la faccio a vederla. Non vorrai mica che quando siamo sul più bello io le debba dire "pricipessa, non mi diventa duro... ah ah ah". Ma non è colpa mia! Sono le medicine che mi fanno cosi. Sai cosa faccio? Quando arrivo a casa faccio la cura ancora per qualche giorno e poi la smetto, così vedrai come sarà felice la mia principessa!
mercoledì 28 novembre 2018
ATTESA
Fresca
era l’aria di maggio e gli ultimi raggi di sole arrossavano la scogliera, dopo aver brillato per oltre dodici ore
nel cielo terso. Si sentiva l’estate
arrivare.
Il muretto a cui si appoggiava era ruvido e appiccicoso per il salino, che disegnava complesse efflorescenze. Era li già da un pezzo!
Il muretto a cui si appoggiava era ruvido e appiccicoso per il salino, che disegnava complesse efflorescenze. Era li già da un pezzo!
A lui piaceva
presentarsi ad ogni appuntamento con
largo anticipo, a lei con altrettanto ritardo: in questo erano agli
antipodi.
Certamente non sarebbe sopraggiunta prima che lui si fosse
consumato gli occhi sul vecchio orologio, che portava al polso da quasi
trenta anni.
D’altra parte, come una volta gli aveva detto con intrigante convinzione, lei non arrivava in ritardo, semplicemente “creava suspense”.
D’altra parte, come una volta gli aveva detto con intrigante convinzione, lei non arrivava in ritardo, semplicemente “creava suspense”.
Ed era proprio cosi.
Lui voleva assaporare ogni minuto di quella trepidante attesa, in cui si crogiolava, sognando ad occhi aperti, ma nello stesso tempo con il timore che il cellulare trillasse all’improvviso mostrandogli un messaggio del tipo: “Scusami, non riesco a raggiungerti. Sarà per la prossima volta.”
Rapidamente era giunto il buio della sera e qualche lucciola illuminava il piccolo vicolo che dall’Aurelia portava alla scogliera.
Lui voleva assaporare ogni minuto di quella trepidante attesa, in cui si crogiolava, sognando ad occhi aperti, ma nello stesso tempo con il timore che il cellulare trillasse all’improvviso mostrandogli un messaggio del tipo: “Scusami, non riesco a raggiungerti. Sarà per la prossima volta.”
Rapidamente era giunto il buio della sera e qualche lucciola illuminava il piccolo vicolo che dall’Aurelia portava alla scogliera.
Di quella bocca incline
al sorriso non vi era ancora nessuna traccia.
Vedere le lucciole lo rattristava; per molti erano uno spettacolo magico, mentre per lui erano il richiamo all’infanzia vissuta coi nonni, lontano dal resto della famiglia, quando fuori c’era solo desolazione e dentro tanta malinconia.
Vedere le lucciole lo rattristava; per molti erano uno spettacolo magico, mentre per lui erano il richiamo all’infanzia vissuta coi nonni, lontano dal resto della famiglia, quando fuori c’era solo desolazione e dentro tanta malinconia.
Ecco, se non si spicciava ad arrivare, la malinconia si sarebbe di
nuovo impadronita dei suoi novanta chili.
Un fruscio attirò il suo sguardo; già pensava che fosse giunto il suo tanto atteso momento di felicità, quando l’ombra di un gatto nero sparì dentro ad un cespuglio.
Un fruscio attirò il suo sguardo; già pensava che fosse giunto il suo tanto atteso momento di felicità, quando l’ombra di un gatto nero sparì dentro ad un cespuglio.
“Speriamo non mi porti sfortuna” disse fra sè e sè, mentre il micio
si allontava, miagolando alla luna.
Non appena la sera si riappropriò del silenzio, intuì il suono di quei sandaletti di
Non appena la sera si riappropriò del silenzio, intuì il suono di quei sandaletti di
cuoio, che tanto gli piacevano.
Finalmente! Una sera in più per vivere, sognare e amare.
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