Stamani prima di andare in ufficio ho scrutato il cielo: 'Non pioverà' ho stabilito 'si può stendere fuori'. Alle 10,40 guardavo tristemente dalla finestra dell'ufficio la pioggia che scrosciava, pensando al mio bucato bagnato.
Dieci giorni fa, dopo un piacevolissimo anticipo di sole e temperature quasi estive, ho pensato: 'Lavo sciarpe e guanti, tanto in tutto l'inverno li ho usati solo 4/5 volte. Ormai sotto i 10° non si va più'.
Sono 3 giorni che il termometro segna 8°.
... come meterologa non valgo niente!
... parto per il mio viaggio in treno. A tutti gli sconosciuti che condivideranno parole e riflessioni, auguro "buon viaggio!"
martedì 25 marzo 2014
giovedì 6 marzo 2014
Mi imbrodo...
TRAGUARDI E GIOIA
Ciao! Un po' in ritardo mi unisco a te per gli auguri di buon compleanno al caro Blog. Ha già un anno ma non lo dimostra, è sempre così fresco e brioso!! In quest' anno mi ha fatto buona compagnia, spesso in serate un po' vuote come questa, mi sono detta "Beh, vediamo un po' cosa racconta Blog" e lui era sempre lì a dirmi qualcosa. Gli auguro di crescere ancora e di dare sempre tanta soddisfazione alla sua mamma e gioia a chi lo avvicina.
Ciao! Un po' in ritardo mi unisco a te per gli auguri di buon compleanno al caro Blog. Ha già un anno ma non lo dimostra, è sempre così fresco e brioso!! In quest' anno mi ha fatto buona compagnia, spesso in serate un po' vuote come questa, mi sono detta "Beh, vediamo un po' cosa racconta Blog" e lui era sempre lì a dirmi qualcosa. Gli auguro di crescere ancora e di dare sempre tanta soddisfazione alla sua mamma e gioia a chi lo avvicina.
Baci baci.
Lu
RAPPORTI DIFFICILI
Cara Palilli, questa volta mi hai sorpreso: prima perchè credevo che parlassi di..esperienze diverse e dato il titolo minuscolo dichiaratamente autobiografiche ho pensato" 'n vedi la Palilli e lo racconta anche, coraggiosa la ragazza"...alla fine ho riso di cuore perchè sei stata veramente imprevedibile e brava brava come sempre. Pensa che oggi avevo una giornata no e con il tuo racconto mi sono tirata un po' su.
Bacioni
Lu
NON SI FINISCE MAI
E' bello, questo raccontino. Non solo è scritto bene - cosa oramai nota - ma esprime allo stesso tempo rimpianto e serenità. Bello davvero
Euge
AI MIEI TEMPI
Gentile Signora,
a nome del Secolo XIX
volevo ringraziarLa di aver partecipato alla rubrica “Ai miei tempi”
con una lettera che abbiamo molto apprezzato. Ho il piacere di
informarLa che il suo scritto è entrato a far parte di un libro,
intitolato “Ai miei tempi” e curato dal Secolo XIX in collaborazione con l’Editore De Ferrari, che sarà distribuito nelle edicole a partire dal 7 dicembre 2013.
Per festeggiare tutti insieme il successo della rubrica e presentare il nuovo volume, Il Secolo XIX invita i lettori a una serata speciale in cui Lei, come Autore, sarà uno dei protagonisti.
Mi complimento ancora con Lei e l’aspetto a Teatro.
Ufficio Marketing
Il Secolo XIXGrazie per avermi suscitato delle emozioni, è questo lo scopo di chi scrive e tu ci riesci sempre.
Baci baci, Lu
CIVETTE SUL PALCOSCENICO
Stavolta ti ho letto,
Stavolta ti ho letto,
Accidenti che bello!!
Da quando hai imparato a scrivere così bene?
: - )
Giò
Complimenti.
Sei sempre più vulcanica e sprendente.
Ho
l'impressione (anzi la certezza) che stai reagendo molto bene alla
delusione che prende quasi tutti noi, specie dopo una
certa eta'.
Ogni volta che ti sento me ne hai combianta una, una piu' bella ed originale dell'altra
Continua cosi.
Peter
VIVA LE CIVETTE!
Ma è successo davvero? Che
emozione e che coraggio!! …
adrenalina alle stelle. Sono senza parole ma orgogliosa di conoscerti!!
Brava, davvero BRAVA!!
Gabri
Wow fantastico!!
Che soddisfazione!!
Un bacione
Louise
Carissima,
ho iniziato a leggere il tuo blog di scrittura creativa. I tuoi scritti mi piacciono. Brava!
Zio M.
PUNTI DI VISTA
Traspare tanta vita e tanta voglia di raccontarla
Euge
grazie a chi mi supporta :-)
Palilli
venerdì 7 febbraio 2014
Traguardi e gioia
E' da circa un mese che ci penso: meglio fare finta di niente, o meglio evidenziare l'anniversario? Seguire la sobrietà, l'indifferenza, il naturale succedere delle cose, o scendere nel banale e proprio per questo enfatizzare il naturale trascorrere del tempo? Ho deciso: scendo nel banale, tanto più che io poi originale non lo sono mai stata, ma sono contenta così...
Proprio un anno fa mi accingevo a postare le prime timide 'cose', pensando: "E se in seguito non avessi più nulla da raccontare, che farei?"
Mi rispondo un anno dopo: "Se non avrò più nulla da raccontare, me ne starò in 'silenzio stampa', probabilmente in tutt'altre faccende affaccendata."
Che problema sarebbe?
Il bello è che la voglia di scrivere, raccontare e raccontarsi ormai fa parte di me e come ha già detto qualcuno 'non ne posso più fare a meno'...
by Le Torte di Sissy
8 Febbraio 2014: 3.095 visite in 12 mesi ;-)
8 Febbraio 2014
il mio blog compie 1 anno!
Proprio un anno fa mi accingevo a postare le prime timide 'cose', pensando: "E se in seguito non avessi più nulla da raccontare, che farei?"
Mi rispondo un anno dopo: "Se non avrò più nulla da raccontare, me ne starò in 'silenzio stampa', probabilmente in tutt'altre faccende affaccendata."
Che problema sarebbe?
Il bello è che la voglia di scrivere, raccontare e raccontarsi ormai fa parte di me e come ha già detto qualcuno 'non ne posso più fare a meno'...
per me un grande traguardo
e tanta gioia...
AUGURI BLOG!
by Le Torte di Sissy
8 Febbraio 2014: 3.095 visite in 12 mesi ;-)
domenica 2 febbraio 2014
Rapporti difficili
Ci siamo conosciuti a luglio 2006, ricordo bene. Era una calda giornata d'estate, di quelle in cui il sole troneggia a pieni raggi in un cielo blù intenso, mentre il caldo afoso ti impedisce qualsiasi movimento. Quasi quasi preferiresti abbandonarti al sonno ristoratore, nella luce tenue della tua casetta, con le persiane abbassate, cullata dall'ottimo lavoro del condizionatore, compagno fedele per diversi mesi all'anno. Invece nonostante il caldo e l'umore, davvero pessimo, ti fai coraggio, vinci l'accidia e porti le tue stanche membra in centro città, dove in un negozio entriamo in 'contatto'. Non è certo amore a prima vista, ma si crea subito un certo feeling, che cresce pian piano che la conoscenza aumenta, tanto che l'intesa è vivida ancora adesso, nonostante il tempo sia trascorso, inclemente per entrambi. Lui ha già avuto un paio di cedimenti, mentre i miei acciacchi sono ben più di due...
2013: già da un po' occhieggio qualcun altro, ci studiamo a distanza, intanto il resto del mondo che ci circonda mi fa capire che il 2006 è lontano, i tempi sono diventati maturi per intrapprendere una nuova strada... forse... ma io no, non voglio. Decido di attendere ancora 6 mesi, poi vedremo cosa fare. A pasqua gli regalo un orsetto di peluches, vestito con i pantaloncini blù e le bretelle rosse. Ha un musino sorridente che a lui piace molto, così decide di portarlo sempre con sè; anche adesso che li osservo da lontano, sono lì, vicini, vicini, che si fanno compagnia. Che teneri!
Il tempo trascorre rapidissimo e mi ritrovo dopo 180 giorni nuovamente a farmi la stessa domanda: che faccio? Lascio la strada vecchia per la nuovo? Quando compio una scelta, sebbene non debba (e possa) essere 'per sempre', mi piace portarla avanti con convinzione, sino alla fine. In fondo in tutti questi anni noi abbiamo imparato a convivere, rispettarci, volerci bene.
Non lo lascio! Non voglio, non mi sento ancora pronta. E poi il nostro è un rapporto che funziona.
Quando meno me lo aspetto ecco che arriva l'altro... sembra sorridermi, portatore di interessanti novità, quasi volesse stuzzicarmi con aspettative piacevoli per le giornate future. Una ventata di gioventù. Ok, ci sto. Cambio! Tanto il vecchio forse già sapeva che questo momento prima o poi sarebbe arrivato, o per lo meno ormai se lo sentiva. Per salutarlo gli dò un bacino (tenero), lo ringrazio per tutte le belle giornate in cui siamo stati insieme, poi gli volto le spalle e vado dritta per la nuova strada. In giro faccio finta di niente, tanto chi vuole notare il mio nuovo compagno ha gli occhi per farlo. Inutile dire: hai visto la novità?! Sono li che già assaporo le eccitanti imminenti esperienze, quando mi accorgo che c'è qualcosa tra di noi che non funziona. Troppo silenzio. Si è vero, all'inizio si comincia con una parola, un sms, uno squillo e poi solo dopo, pian piano, si entra in sintonia, però... qui qualcosa non va davvero. Eppure sembra impossibile... sarà mica colpa mia? Mi consiglio con chi ha più esperienza di me. Stai tranquilla, sono cose che succedono. Non sempre i rapporti sono idilliaci sin dall'inizio. Ci sono tante abitudini diverse, difficoltà da superare, ma se ci riesci ed hai costanza... WOW, poi si va alla grande!!
... sarà. Si certamente sono io inetta, però... ACCIDENTI!
E' un mese che questo nuovo smartphone non funziona come dovrebbe!!
Ridatemi il mio vecchio cellulare con i tasti!!
2013: già da un po' occhieggio qualcun altro, ci studiamo a distanza, intanto il resto del mondo che ci circonda mi fa capire che il 2006 è lontano, i tempi sono diventati maturi per intrapprendere una nuova strada... forse... ma io no, non voglio. Decido di attendere ancora 6 mesi, poi vedremo cosa fare. A pasqua gli regalo un orsetto di peluches, vestito con i pantaloncini blù e le bretelle rosse. Ha un musino sorridente che a lui piace molto, così decide di portarlo sempre con sè; anche adesso che li osservo da lontano, sono lì, vicini, vicini, che si fanno compagnia. Che teneri!
Il tempo trascorre rapidissimo e mi ritrovo dopo 180 giorni nuovamente a farmi la stessa domanda: che faccio? Lascio la strada vecchia per la nuovo? Quando compio una scelta, sebbene non debba (e possa) essere 'per sempre', mi piace portarla avanti con convinzione, sino alla fine. In fondo in tutti questi anni noi abbiamo imparato a convivere, rispettarci, volerci bene.
Non lo lascio! Non voglio, non mi sento ancora pronta. E poi il nostro è un rapporto che funziona.
Quando meno me lo aspetto ecco che arriva l'altro... sembra sorridermi, portatore di interessanti novità, quasi volesse stuzzicarmi con aspettative piacevoli per le giornate future. Una ventata di gioventù. Ok, ci sto. Cambio! Tanto il vecchio forse già sapeva che questo momento prima o poi sarebbe arrivato, o per lo meno ormai se lo sentiva. Per salutarlo gli dò un bacino (tenero), lo ringrazio per tutte le belle giornate in cui siamo stati insieme, poi gli volto le spalle e vado dritta per la nuova strada. In giro faccio finta di niente, tanto chi vuole notare il mio nuovo compagno ha gli occhi per farlo. Inutile dire: hai visto la novità?! Sono li che già assaporo le eccitanti imminenti esperienze, quando mi accorgo che c'è qualcosa tra di noi che non funziona. Troppo silenzio. Si è vero, all'inizio si comincia con una parola, un sms, uno squillo e poi solo dopo, pian piano, si entra in sintonia, però... qui qualcosa non va davvero. Eppure sembra impossibile... sarà mica colpa mia? Mi consiglio con chi ha più esperienza di me. Stai tranquilla, sono cose che succedono. Non sempre i rapporti sono idilliaci sin dall'inizio. Ci sono tante abitudini diverse, difficoltà da superare, ma se ci riesci ed hai costanza... WOW, poi si va alla grande!!
... sarà. Si certamente sono io inetta, però... ACCIDENTI!
E' un mese che questo nuovo smartphone non funziona come dovrebbe!!
Ridatemi il mio vecchio cellulare con i tasti!!
domenica 19 gennaio 2014
BLOG AMICI: INIZIATIVA DI SCAMBIO
Due racconti su un unico tema. Oggi è "Hollande".
Questo è il racconto di Euge Scrivo perchè non ne posso più fare a meno, che pubblica il mio sul su o blog. Buona lettura...
CROISSANT
I
Me
lo ricordo bene, al liceo ho studiato il greco antico. Mio Padre, a
costo di sacrifici che io non conoscerò mai, ha voluto farmi andare
al liceo Henry IV, nel 5° arrondissement, e il mio curriculum,
ancorché non fossi il primo della classe è stato sempre più che
dignitoso. Non sono mai stato bocciato.
Ricordo
bene Saffo, Óptais àmme, tu mi fai bruciare. Anche quella rossa
piena di lentiggini due banchi avanti a me mi faceva bruciare, e
glielo dissi nel modo meno gentile possibile. Tredici anni avremo
avuto, gli anni in cui gli ormoni in circolazione sono veramente
tanti. Non mi rise neanche in faccia, mi ignorò semplicemente.
Certo, ero un ragazzo un po' brufoloso e con un look molto
trasandato. Il '68 era passato da poco e ancora non ne avevo appreso
completamente il potenziale, qualche bagliore, più che altro.
L'andare vestito "diverso".
Tutto col tempo è
passato, sciogliendosi e stemperandosi nell'acqua di una pozzanghera
che evapora col sole del mattino dopo la pioggia della notte, e perde
le immagini tremolanti del mondo che conservava.
Dopo
il baccalaureato ho fatto la scuola di Polizia: a quel tempo credevo
nella legge e credevo nella giustizia, entrambe con la lettera
maiuscola, e mi sembrava un gran bel lavoro poterne essere il
custode. Era bella la mia Accademia, a Saint-Cyr-Au-Mont-d'Or, vicino
alla foresta di Fontainebleau, dove tanti pomeriggi ho passato, ad
ascoltare assorto i rumori della natura. Certo, le persone che lì ho
incontrato hanno rappresentato, alcune, la peggiore umanità che mi
potesse capitare di fronte, ma è tutta esperienza.
Alla
fine sono diventato commissario anche io e, per una caso strano della
sorte, a me che volevo essere mandato il più lontano possibile, è
stato assegnato un commissariato nel centro di Parigi.
Tutto
il resto è routine. Mi sono sposato e ho avuto due figli, e come
tutti i padri ho capito cose quando non era più il momento e non ho
capito cose nel momento in cui avrei dovuto capirle. Sono cose che
succedono. Ultimamente ho avuto anche un problema di salute, che mi
ha dato parecchio fastidio solo perché non ero stato così
previdente da metterlo in conto. E quando mi ha "colpito"
sono rimasto scioccamente stupito. "Ma a tutto c'è rimedio",
mi ha detto il mio vecchio medico, "prendila come una botta di
fortuna (lui non ha detto 'fortuna')", adesso sei in grado di
riconoscere il prossimo. Impara a volerti bene". Non ha tutti i
torti, il vecchio, certo, se no non andrei a farmi curare da lui, ma
è anche vero che c'è un attimo, nella tua vita, in cui ti senti
invincibile, immortale forse, e il doverti confrontare con la tua
piccola realtà di ometto mortale ti costa parecchio.
Comunque tutto va
bene, dài.
Mi
hanno anche spostato a servizi meno impegnativi, farò parte del
servizio di sicurezza del nostro presidente. La guardia del corpo,
insomma. Non è poi malaccio, non siamo mica in Afghanistan. Non so
che tipo sarà, magari non sarà neanche simpatico. Però è un
lavoro, e cercherò di proteggerlo meglio che posso, che poi è anche
questa una routine; serve soltanto la furbizia di prevedere se certe
situazioni potrebbero rappresentare un pericolo, e di evitarle.
Vediamo.
II
Sono
due mesi che lavoro con lui, e invece è simpatico, l'omino. Non
l'avrei detto, guardando il personaggio in televisione. Dopo tre
minuti che gli parli ti accorgi che è uno che ha studiato, e
parecchio. Ha voluto sapere che liceo ho fatto e quando gli ho detto
che avevo studiato il greco antico mi ha chiesto cosa ricordavo. Gli
ho detto "Óptais àmme" e dall'espressione del volto credo
di averlo colpito. Uno a zero per me.
La
mattina lo vado a prendere all'Eliseo e, dato che non sono io quello
che deve guidare, siedo dietro vicino a lui. Legge i giornali e li
commenta ad alta voce, spesso con grande malignità verso i suoi
colleghi, specie quelli della sua parte.
Mi
chiede opinioni sui fatti del giorno che ascolta con interesse, e io
gliele do sempre con franchezza assoluta. Naturalmente quando è il
momento di fare delle dichiarazioni raramente le ricorda.
Non
c'è voluto molto per capire che l'amico ha un'unica passione nella
vita. Me ne sono accorto nel primo viaggio. Le guarda tutte, con un
occhio felino e famelico, le valuta, le giudica, fa in un attimo il
calcolo di quante probabilità possa avere. E fissa anche quelle che
a me, se dovessi dare un voto, non prenderebbero più di 4/10. Forse
pensa che con queste la strada possa essere più agevole, vai a
sapere. Nei suoi occhi ci sono la forza e l'ingenuità di un
quattordicenne. Capisce anche lui che non può fermare la macchina e
scendere ma ne ha una voglia difficilmente controllabile. Per fortuna
di entrambi anche io non sono insensibile a due gambe ben tornite,
ancor meglio se statuarie, per cui dopo tre minuti di politica si
passa a discorsi ben più prosaici - ma cosa c'è di più prosaico
della politica? - e, proprio come due liceali, ci divertiamo a
condividere le nostre più incredibili, e sciocche, fantasie
erotiche. Arriviamo all'Eliseo e ci lasciamo con una sguardo d'intesa
per il prossimo giro. Parcheggiata la macchina vado su e mi apposto
all'ingresso del suo appartamento. Uomini e donne vanno e vengono, e
io di tutti devo controllare l'identità e il titolo a entrare. Ce ne
sono certe, deputate ma anche giornaliste, delle quali son più che
certo che lui se le mangerà con gli occhi. Ma non solo.
Infatti
non c'è voluto molto, meno di due mesi.
Un
pomeriggio l'amico mi chiama nello studio.
La
prende alla lontana ma da come gli brillano gli occhi capisco
immediatamente che il tombeur de femmes ha colpito ancora. Mi
stupisce un poco che non realizzi che amore non ne può avere, almeno
fino a che resterà in quella posizione. Ma lui sembra non capirlo,
fa finta di non capirlo, anzi, perché è troppo intelligente. Prende
queste avventure come "fringe benefits" che un presidente
ha, per così dire, di diritto. Non mancano i precedenti, in Francia
e fuori di Francia. In Francia forse queste cose aumentano l'indice
di gradimento del tuo elettorato. Probabilmente anche altrove....
Mi
spiega, richiedendo, meglio "implorando" la massima
segretezza, che stasera lo devo accompagnare a casa di una "Madame",
una di cui ricordo il nome ma non la faccia, opaca direi, ah ah ah.
Andremo in moto e partiremo alle 22. Questo mi piace molto poco, dal
punto di vista della sicurezza è un grosso rischio. Andremo con
l'impermeabile - ha studiato tutto il boss - e il casco ci garantirà
il miglior anonimato.
E
così abbiamo fatto, quella sera e tutte le sere successive. Lo porto
alle dieci e lo vado a riprendere alle sette. A Capodanno ha anche
festeggiato. Mi hanno mandato a comperare un sacchetto pieno di
croissants, i due piccioncini.
Non
so, non capisco se sia felice davvero o voglia cercare di esserlo a
tutti i costi. O se finga di esserlo.
Mi
viene in mente quel ragazzo di quattordici anni, un po' brufoloso,
che scriveva Óptais
àmme a una rossa due banchi avanti a lui, e penso di essere capitato
in un altro mondo.
lunedì 13 gennaio 2014
IMPREVISTO
Finalmente erano riusciti a raggiungere la tanto agognata meta delle vacanze: un paesino sperduto fra le Dolomiti, che adorava da almeno cinque anni, tanti erano stati gli inverni in cui vi si erano recati. In realtà non era nulla di speciale: qualche casa, non più di alcuni hotel, un bar-pasticceria e niente altro, ma fra quelle montagne, lontano dal caos e dal traffico cittadino, si sentiva in paradiso: aveva a sua disposizione chilometri e chilometri di meravigliose piste innevate, circondato da una natura quasi incontaminata.
La giornata era splendida: il cielo era limpido ed il brillare della neve era così intenso, da rendere impossibile tenere gli occhi aperti, senza un paio di occhiali da sole. Il lunedì scorreva sereno quando, inaspettatamente, accadde l'imprevedibile: una pietra sulla pista, che non aveva visto, gli fece perdere l'aderenza al terreno, gli sci si aprirono e cominciò a scomporsi, cadendo rovinosamente a terra. Ruzzolò un paio di volte, lo sci sinistro si staccò e rimase a metà pista, mentre l'altro, insieme al legittimo proprietario, iniziò a piroettare, finchè caddero rovinosamente a terra. 'Cosa diavolo sta succedendo?' pensò. Poi più nulla. Dopo dieci giorni si risvegliò circondato dal bianco, ma non così brillante come lo ricordava. Era solo il candore delle lenzuola e del soffitto della camera d'ospedale che lo ospitava. Lei gli era accanto, come per tutti i precedenti sei giorni di gennaio e quattro di febbraio: tanti ne erano trascorsi da quel maledetto 25 gennaio. Non lo voleva abbandonare, così non si era mai allontana dal suo capezzale, se non per le banali esigenze fisiologiche e per qualche sigaretta, consumata silenziosamente in solitudine, fuori dall'ospedale, nascosta nel suo giaccone beige, col cappuccio contornato da morbido lapin. E la sua paziente attesa era stata premiata!
Come aprì gli occhi, si guardò intorno smarrito, poi incontrò lo sguardo amorevole di lei, che sorpresa gli sorrideva, con gli occhi colmi di lacrime per la felicità. 'Tesoro, non dire nulla! Sono qui accanto a te. I medici dicono che ti stai rimettendo e presto sarai in grado di parlare...ora non affaticarti. Sono così felice di vedere i tuoi occhi verdi!'. Sebbene dolorante, lui le fece un cenno di assenso e sereno, quasi fosse stato manlevato da ogni dovere, si lasciò andare nel sonno, cullato dall'immagine del suo sorriso.
Nei giorni seguenti ci furono notevoli miglioramenti: era più vigile ed aveva iniziato ad interagire con il resto del mondo, sebbene non riuscisse ancora a sentire la gamba sinistra. 'Non mi fa male e questo è un bene, visto che mi sento tutto un dolore, però non riesco nemmeno a muoverla... perchè?' Lei non sapeva cosa rispondergli... 'Adesso non ci pensare, stai tranquillo e vedrai che pian piano riprenderai pieno possesso del tuo corpo e rifarai la tua vita'. In cuor suo lo sperava davvero anche lei, ma i dottori non erano stati particolarmente ottimisti in proposito. 'Non sappiamo, dovremo vedere come reagirà alle terapie... potrebbe esserci un miglioramento... il tempo ci darà delle risposte'.
La risposta però fu solo questa: paresi all' arto inferiore sinistro.
La situazione diventava sempre più complicata con il trascorrere delle giornate: ormai aveva capito anche lui che difficilmente avrebbe ripreso la vita di un tempo e questo lo gettava nel più forte sconforto.
'Se non posso vivere come prima, che cazzo ci sto a fare a questo mondo?!'
'SMETTILA! Non voglio mai più sentire una stronzata come questa!!' disse lei, con la rabbia in corpo: 'Sei vivo e tutto il resto non conta. Supereremo ogni difficoltà, insieme'. Sperava di avere davvero ragione, anche se conoscendo il carattere di lui ed essendo ben consapevole dei propri limiti, immaginava che non sarebbe stato un percorso facile. Più il tempo passava, più si allontanavano, finchè un giorno lui le disse in malo modo: 'Non ho bisogno di averti vicino, non devo elemosinare nessuno. Me la cavo benissimo da solo, anche senza di te!'. A queste parole, dopo che la sua pazienza era stata messa a dura prova da oltre 15 giorni, in cui aveva fatto finta di nulla ad ogni sua insolenza, giustificandola per la situazione, non riuscì a fare altro che rispondere: ''BENE ed allora arrangiati. Buona fortuna!!' e se ne andò sbattendo la porta. Se questo era ciò che desiderava, che si arrangiasse da solo. Lei aveva già tanti altri pensieri e problemi da dover risolvere, che proprio non era disposta a sopportare i capricci di un bambino 40 enne, che doveva solo ringraziare la buona stella che lo aveva protetto. Un altro al suo posto avrebbe perso la vita. Lui in fondo aveva perso parzialmente l'uso di una gamba e la sua spensieratezza. Ed ora stava perdendo anche lei.
venerdì 3 gennaio 2014
NON SI FINISCE MAI...
La mamma non è un tipo che si lamenti assiduamente, ma questa frase 'NON SI FINISCE MAI' gliela sento pronunciare spesso. D'altra parte in casa da fare ce n'è sempre, anche perchè la famiglia è numerosa. 2 genitori, 4 figli, un cane ed un gatto... e lei non riesce mai a stare ferma più di un minuto.
Io sono il più piccolo di casa: non ho ancora capito se sono a questo mondo perchè mi hanno davvero desiderato, o se ci sono arrivato solo per caso. Probabilmente non lo saprò mai. Ho sempre la brutta sensazione di essere davvero l'ultimo nei pensieri di tutti. Così come l'ultima riga di una lunga lista di cose da fare: prima si annotano le più importanti, a cui si dedica tempo prezioso e poi via via, si prosegue, andando in rigoroso ordine verso il basso, sino all'ultima. Sempre che ci sia il tempo da dedicare anche a quella.
Prima di me ci sono sempre i miei fratelli.
La coda per il bagno, ad esempio. Giovanni va all'università, non è ancora chiaro se frequenti o non frequenti, dovrebbe essere il più libero di tutti, sicuramente esce dopo di me. Marta ed Agnese escono alle 8,00 per raggiungere il loro liceo a soli 15 minuti da casa. Io che ho 10 anni e vado in 1^ media, alle 7,50 devo già essere a scuola, quindi per non fare tardi devo uscire da casa non oltre le 7,30. Ebbene, è certo che se io devo lavarmi i denti, attività di per sè semplice e banale, mi trovo ad affrontare una situazione insormontabile: il bagno è sempre occupato! I miei fratelli si arrogano il diritto di andarci quando e come gli comoda, senza tenere conto che in famiglia ci sono anche io, con le mie esigenze. E spesso quando finalmente è il mio turno trovo l'asciugamano umidiccio e ciancicato, oppure è finito il dentifricio, o sta finendo la carta igienica, o qualunque altra cosa. Uffa.
Mamma cerca di dirigire questa ciurma, con la migliore strategia possibile, tuttavia spesso c'è qualche maroso, che ci fa un po' cambiare rotta. A volte non si perde d'animo e dalla sua torre di comando impartisce istruzioni e compiti a tutti, come un vero comandante. Altre preferisce fare tutto da sola, seguendo il detto 'chi fa da sè fa per tre'. Se è per quello mi sembra che a volte lei faccia anche per 5 o 6...
Certo che la mamma non finisce davvero mai... dopo che noi abbiamo fatto la colazione e siamo andati a scuola, riassetta la cucina, svuota la lavapiatti, rifà i letti, pulisce il bagno, butta via la spazzatura seguendo scrupolosamente le indicazioni previste dalla raccolta differenziata, poi si catapulta allo studio medico, dove fa la segretaria. Tutto il giorno a contatto con pazienti, medici, telefoni che squillano, gente che trova sempre qualcosa da ridire o di cui lamentarsi, oltre a tanta confusione, che la fa da padrona. Si certo è fortunata: lei almeno un lavoro ce l'ha. Per ora. Quando finisce ecco che viene a casa da noi, sempre dopo aver fatto la spesa. Una sera il supermercato, una sera quel negozietto vicino a casa, ormai diventato un po' retrò, che vende tante cosine buone, un'altra volta dal macellaio oppure dal fruttivendolo. 'Mamma mi sono dimenticato le lenti a contatto: potresti andare dall'ottico ad acquistarle, prima di venire a casa? Tanto è vicino al tuo studio'. 'E' finito il sale grosso... c'è da pagare il bollettino della scuola....' 'Mamma domani Carlo e Teresa possono venire a pranzo? Se non hai tempo per preparare qualcosa ci comperiamo la pizza...' e per fortuna dico io, non è che possa anche cucinare alle 22,30 quando mia sorella le dà questa notizia.
Nel frattempo io sono nella mia cameretta: mi sembra che nessuno si renda conto che in questa casa ci abito anche io.
Oltre ai fratelli, alla casa, al lavoro, prima di me ci sono sempre tante e tante cose...questa lista non finisce mai davvero. Adesso ad esempio è di là che riempie la lavatrice, così domattina sarà pronta per essere messa in funzione, non appena tutta la truppa sarà in movimento. E pensare che io sarei felice semplicemente ad averla vicino, tutta per me, situazione che ormai penso sia irrealizzabile. Anche il cane ed il gatto mi sembra che occupino un posto più importante del mio. Loro ogni tanto si prendono qualche carezza e coccola, che invece a me arrivano sempre più di rado, troppe cose da fare in questa casa. Non si finisce mai.
Io sono il più piccolo di casa: non ho ancora capito se sono a questo mondo perchè mi hanno davvero desiderato, o se ci sono arrivato solo per caso. Probabilmente non lo saprò mai. Ho sempre la brutta sensazione di essere davvero l'ultimo nei pensieri di tutti. Così come l'ultima riga di una lunga lista di cose da fare: prima si annotano le più importanti, a cui si dedica tempo prezioso e poi via via, si prosegue, andando in rigoroso ordine verso il basso, sino all'ultima. Sempre che ci sia il tempo da dedicare anche a quella.
Prima di me ci sono sempre i miei fratelli.
La coda per il bagno, ad esempio. Giovanni va all'università, non è ancora chiaro se frequenti o non frequenti, dovrebbe essere il più libero di tutti, sicuramente esce dopo di me. Marta ed Agnese escono alle 8,00 per raggiungere il loro liceo a soli 15 minuti da casa. Io che ho 10 anni e vado in 1^ media, alle 7,50 devo già essere a scuola, quindi per non fare tardi devo uscire da casa non oltre le 7,30. Ebbene, è certo che se io devo lavarmi i denti, attività di per sè semplice e banale, mi trovo ad affrontare una situazione insormontabile: il bagno è sempre occupato! I miei fratelli si arrogano il diritto di andarci quando e come gli comoda, senza tenere conto che in famiglia ci sono anche io, con le mie esigenze. E spesso quando finalmente è il mio turno trovo l'asciugamano umidiccio e ciancicato, oppure è finito il dentifricio, o sta finendo la carta igienica, o qualunque altra cosa. Uffa.
Mamma cerca di dirigire questa ciurma, con la migliore strategia possibile, tuttavia spesso c'è qualche maroso, che ci fa un po' cambiare rotta. A volte non si perde d'animo e dalla sua torre di comando impartisce istruzioni e compiti a tutti, come un vero comandante. Altre preferisce fare tutto da sola, seguendo il detto 'chi fa da sè fa per tre'. Se è per quello mi sembra che a volte lei faccia anche per 5 o 6...
Certo che la mamma non finisce davvero mai... dopo che noi abbiamo fatto la colazione e siamo andati a scuola, riassetta la cucina, svuota la lavapiatti, rifà i letti, pulisce il bagno, butta via la spazzatura seguendo scrupolosamente le indicazioni previste dalla raccolta differenziata, poi si catapulta allo studio medico, dove fa la segretaria. Tutto il giorno a contatto con pazienti, medici, telefoni che squillano, gente che trova sempre qualcosa da ridire o di cui lamentarsi, oltre a tanta confusione, che la fa da padrona. Si certo è fortunata: lei almeno un lavoro ce l'ha. Per ora. Quando finisce ecco che viene a casa da noi, sempre dopo aver fatto la spesa. Una sera il supermercato, una sera quel negozietto vicino a casa, ormai diventato un po' retrò, che vende tante cosine buone, un'altra volta dal macellaio oppure dal fruttivendolo. 'Mamma mi sono dimenticato le lenti a contatto: potresti andare dall'ottico ad acquistarle, prima di venire a casa? Tanto è vicino al tuo studio'. 'E' finito il sale grosso... c'è da pagare il bollettino della scuola....' 'Mamma domani Carlo e Teresa possono venire a pranzo? Se non hai tempo per preparare qualcosa ci comperiamo la pizza...' e per fortuna dico io, non è che possa anche cucinare alle 22,30 quando mia sorella le dà questa notizia.
Nel frattempo io sono nella mia cameretta: mi sembra che nessuno si renda conto che in questa casa ci abito anche io.
Oltre ai fratelli, alla casa, al lavoro, prima di me ci sono sempre tante e tante cose...questa lista non finisce mai davvero. Adesso ad esempio è di là che riempie la lavatrice, così domattina sarà pronta per essere messa in funzione, non appena tutta la truppa sarà in movimento. E pensare che io sarei felice semplicemente ad averla vicino, tutta per me, situazione che ormai penso sia irrealizzabile. Anche il cane ed il gatto mi sembra che occupino un posto più importante del mio. Loro ogni tanto si prendono qualche carezza e coccola, che invece a me arrivano sempre più di rado, troppe cose da fare in questa casa. Non si finisce mai.
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