lunedì 24 agosto 2026

un anno senza di te

Ci hai lasciato da un attimo. 

Il dolore, la rabbia, il senso di impotenza per non averti potuto aiutare, fanno a gara. 

Due giorni dopo il funerale siamo insieme, noi 3, per salutarti al cimitero. Le "Galardine" assai diverse, ma insieme, proprio così come piaceva a te, mamma felice, che apprezzavi a saperci vicine.

Il messo del cimitero annuncia che è l'ultima funzione alla presenza dei parenti; da oggi che  c'è il COVID, malefico e sconosciuto, nessuno potrà venire al cimitero ad accompagnare i propri cari. 

Non capiamo cosa stia succedendo, il cuore non sa dove sbattere e questa cosa impensabile, la pandemia, appesantisce ancora di più il tutto. Ti diamo il nostro ultimo bacio e torniamo a casa. 

Il giorno dopo in tv si parla di "lockdown", tutti a casa. Niente scuola, ufficio, abbracci, incontri. Tutti chiusi in casa, solo rapide uscite per acquistare il cibo. E in questa irreale situazione, che lascia tutti a disagio, procediamo silenziosi. 

Io mi aspetto che tu torni e poi si riprenda la vita di sempre, la nostra routine. 

Trascorre il compleanno di papà, quello di Billa, la Pasqua e siamo sempre chiusi in casa.

Arriva anche il mio compleanno, il primo maggio....sempre a casa, silenziosi, solo con le videochat di famiglia, che ci fanno sentire un pò meno lontani.

A maggio si riprende poco per volta ad andare in ufficio, a giugno sogno di andare al mare ma non ci vado. A luglio festeggiamo il compleanno di Michi, sul terrazzo, felici di esserci, di sentirci insieme, all'aria aperta, col silenzioso dispiacere di non vederti sorridente accanto a noi. 

Trascorrono anche luglio ed agosto, andiamo al mare a Chiavari, solo noi di famiglia, stando a dovuta distanza dal resto del mondo.

A fine settembre la situazione è  peggiore di prima: aumentano i casi di covid, anche fra colleghi, amici e conoscenti, gli ospedali sono  pieni di pazienti, morti sempre più numerosi enunciati ai TG.

Ad ottobre impongono di chiudere luoghi di svago e di non poter uscire dopocena. Tutti a casa. Di nuovo.

Nel mentre, chissà poi perché, io sto male, una cosa cosi strana, che mentre la vivi  non riesci a capire che cosa ti stia succedendo. Difficoltà a muoversi, a parlare, a farsi comprendere dagli altri...capisci che c'è qualcosa che davvero non funziona e così ti ritrovi ricoverata all'ospedale. Con mascherine, nessuna visita da parte di alcuno, sempre per i problemi del covid, finché un medico ti dice 'ha avuto un ictus. Lei è ancora piuttosto giovane per questi problemi, potrebbe essere un problema di cuore'. Chi parla è un medico competente, forse gli sfugge che io non lo sono affatto e nella confusione della mia testa, che so non funzionare bene in questo momento, alla sua dichiarazione '...cuore...' mi fa pensare che se pure quello funziona male, allora vorrei morire. L'unica cosa che mi dà sollievo è pensare che se io muoio arrivo subito da te, mia cara mamma, e potremo di nuovo stare insieme. 

Con questo pensiero e con il poco aiuto ricevuto da chi, purtroppo, non poteva venirmi a trovare, le giornate procedono lunghe e silenziose, finché ritorno a casa. Diversi mesi per riuscire a riprendere la vita di tutti i giorni e in un attimo siamo a Natale. Il COVID ci fa sempre compagnia, per cui sono vietate le riunioni di famiglia...solo poche persone assieme, per evitare contagi.

Un Natale così insolito, senza gli abbracci e l'affetto dei tuoi cari, tutto davvero tanto strano. C'è solo una esperienza che mi offre un pò di carica: penso ad un albero di Natale con i nomi di tutte le persone di famiglia, con cui nei precedenti natali, festeggiavamo. Un modo insolito per sentirsi ancora INSIEME. 


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