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5 aprile 2014
In prima media mi ritrovai in una classe in cui non conoscevo nessuno: per me, timidissima, una esperienza di vero disagio. L'unico posto libero fu nel primo banco, vicino ad una ragazzina minuta e mora, che nei giorni seguenti mi mise al corrente di tutte le sue difficoltà familiari, davvero tante e gravi. Era tenera e con lei si instaurò un rapporto di reciproco rispetto e partecipazione, sebbene i suoi racconti rappresentassero un mondo sconosciuto e spaventoso, che per me, proveniente dalle elementari Maria Mazzini di Castelletto, era impensabile credere che esistesse. Il mio disagio continuava ad aumentare, per cui più trascorrevano i giorni e più stavo zitta e solitaria, tanto da passare per poco simpatica ed aver stabilito che la scuola media non facesse per me. Per fortuna dopo qualche tempo entrai in contatto anche con un'altra ragazzina, che occupava il banco dietro al mio. Camilla: bionda, faccetta vispa, molto femminile ed allegra, che rappresentava una ventata di spensieratezza, ancora più gradita dopo quell'inizio così difficile di scuola media. Piano piano entrammo in sintonia, tanto che dopo qualche tempo riuscimmo a farci mettere in banco insieme. Si è vero, era sempre il primo banco davanti alla cattedra, posizione possibilmente evitata da tutti, ma con lei le ore a scuola trascorrevano così liete e divertenti, che quasi ci dimenticavamo di essere davanti alle prof., che spesso ci rimproveravano per le nostre piccole insubordinazioni. Ricordo ancora bene un gioco bellissimo che eravamo solite fare: durante le spiegazioni (soprattutto della professoressa di italiano) ci 'disegnavamo' a turno sulla schiena. Mi spiego: una si appoggiava comodamente al banco, dando l'impressione di seguire con interesse la lezione, mentre l'altra, con una certa disinvoltura, disegnava con la punta delle dita lettere e numeri, che la proprietaria della schiena doveva indovinare. Poi si invertiva. Ad un certo punto eravamo diventata così brave che ci improvvisavamo disegnatrici di paesaggi, case, animali ecc. convinte che la compagna avrebbe indovinato. Quando, spesso, ci confessavamo di non aver capito davvero niente nella crezione della pittrice di turno, ridevamo così tanto (sempre di nascosto) che a volte dovevamo chiedere urgentemente di correre in bagno, per non farcela addosso.
Con la mia compagna di banco siamo state insieme tutti i 3 anni delle medie. Al liceo purtroppo abbiamo fatto scelte diverse, ma siamo riuscite a coltivare la nostra amicizia, sebbene più volte sia successo di non esserci sentite per anni. Ricordo bene una sera di 25 anni fa in cui ci vedemmo sole lei ed io (senza i reciproci fidanzati) perchè già sapevamo di doverci raccontare i 3 anni precedenti, ricchi di avvenimenti importanti, per cui i rispettivi compagni sarebbero stati veramente di troppo. Il 'riassunto' di quei circa 36 mesi inziò alle 21,00 e terminò all'1 di notte... e quante risate!!! Ci vogliamo sempre bene ed anche adesso, quando ci vediamo o ci incontriamo casualmente, sembra di esserci lasciate solo il giorno prima, tanto è la confidenza che ci lega. Eppure è trascorso tanto tempo: tra pochi mesi compiremo 50 anni!!
... parto per il mio viaggio in treno. A tutti gli sconosciuti che condivideranno parole e riflessioni, auguro "buon viaggio!"
martedì 27 gennaio 2015
domenica 18 gennaio 2015
Ri-eccomi!
Dopo una estate non estate, un autunno di nuvole e piogge, piogge e nuvole, alluvioni e fango, forse è il momento dell'inverno e del Natale. Per la precisione il Natale è arrivato, ma dell'inverno...ancora nessuna traccia. Il tempo incalza e al 24 dicembre siamo tutti frenetici e stanchi, ma le poche energie rimaste si trasformano in liete giornate di relax, fra bambini e ragazzi che crescono, nonni e genitori che invecchiano, panettoni e spumanti.
Viene anche l'epifania, che tutte le feste si porta via, ma del freddo non si vede traccia. Solo 3 giorni di temperature vicine allo zero e poi questa continua primavera forzata, con giornate da sole 'pasquale', alternate a quelle di scirocco e nuvole, che detesto. Oggi è una di queste: 15° con il vento che soffia imperterrito, muovendo le nuvole ed increspando il mare. In ufficio il caldo è quasi insostenibile. Gli uomini lavorano in camicia, mentre le donne, temendo di mostrare caldane da sospetta menopausa, sono timorose nell'alleggerire il proprio abbigliamento.
Mentre rientro a casa, fuori c'è ancora lo scirocco, che fa sbattere le persiane e spinge poche gocce di pioggia contro i vetri. Se potessi seguire i miei istinti primordiali, appena terminata la cena, andrei a dormire. La giornata è stata intensa ed il miraggio dell'abbraccio di Morfeo ha il suo fascino... ma stasera ho il TEATRO! Il motto diceva "toglietemi tutto, ma non le emozioni" ed io, da fedele abbonata, mi tolgo dalla testa Morfeo e vado a vedere Papaleo! Tanto già lo sento che sarà uno spettacolo piacevole.
Il mio sesto senso non mi ha tradita: lo show scorre lieto fra suggestioni, canzoni, risate e ricordi. Poi si accendono le luci e l'attore chiede di avere sul palco una donna che diventi la sua "Mariateresa", una donna brutta a cui dedicare la sua canzone... No, non mi faccio tentare...faccio finta di nulla e sto qui bravina, nella logora poltronicina rossa, dal velluto consumato. Lui intanto gira fra il pubblico e si allontana... la mia amica dice: "...vai!" ed io replico "se avesse chiesto una bella no di certo, ma se desidera una bruttina...ci potrei anche andare subito, ma si sta pure dirigendo altrove...". Poi sento le parole magiche: "MA NON C'E' UNA VOLONTARIA?"... come un'automa alzo la mano e dico "ECCOMI!"... et voilà, lo showman mi viene a prendere alla 5^ fila, mi porge il braccio e mi accompagna sul palco! Chebbbello, sono di nuovo qui, col cuore che batte all'impazzata ed il viso arrossato dall'emozione. "Come ti chiami?" "Paola" " MA NO.... dovevi dire Mariateresa!!" e scoppia a ridere tutto il teatro. "Rifacciamo: come ti chiami?" al che sussurro con una nota di sensualità "Mariateresa...." e anche sta volta mi accompagna una sonora risata. "Bene Mariateresa, noi abbiamo tante canzoni ma la più bella è proprio quella col tuo nome...". E parte la canzone ritmata e piacevole, con questo complesso di 5 ottimi e simpatici musicisti, che mi ballano e cantano intorno. Sorrido, rido, arrossisco, sprizzo gioia da tutti i pori...e faccio fatica a stare ferma sulla seggiola che mi hanno destinato. Comincio a muovere mani e braccia a tempo di musica...e farei anche di più, se non fosse che non posso rubare la scena ai protagonisti (ih ih ih). Quando lo showman mi porge il braccio per riaccompagnarmi al posto, lo affianco muovendo il mio corpo al suono della musica, che pervade la sala e mi fa dimenticare tutto il resto :-)
Scendo fra gli applausi e la felicità alle stelle!!
Arrivo a casa, ancora frastornata ed eccitata. Con un pizzico di rammarico penso fra me e me: "Dormiranno tutti". Invece no: la bella 19enne è ancora fuori, il diligente studente studia ed il marito tutto fare è da 2 ore a lavorare dietro al nuovo lavabo della cucina.
"Spettacolo bellissimo" dichiaro soddisfatta, mentre mi tolgo la giacca.
"BENE, PASSAMI IL CACCIAVITE VERDE".
"Sono anche salita sul palco!" incalzo raggiante.
"BRAVA. PASSAMI LO STRACCIO E POI DAMMI L'ASPIRAPOLVERE"
Eseguo senza battere ciglio ed intanto riassaporo attimo per attimo, quei meravigliosi 5 minuti, che mi fanno dimenticare l'estate non estate e l'autunno di piogge, nuvole, alluvioni e fango.
"IL FILETTO VA BENE! AIUTAMI CHE TOGLIAMO IL LAVANDINO...IO SPINGO QUI, TU TIENI LA". E così...OOOPLA'! il vecchio lavandino, consumato, in alcuni tratti ingiallito e un po' sbeccato, esce dalla porta, e con lui i miei ultimi 25 anni di vita, che in un battibaleno scorrono davanti ai miei occhi ancora luccicanti.
"SE MI RIPASSI L'ASPIRAPOLVERE PULISCO, COSI DOMANI METTO IL RUBINETTO E PROCEDO COL LAVORO"
...in casa mia c'è chi ha aspirazioni da attrice e chi da idraulico!
E mentre sono qui, ancora stralunata ed euforica, che ripenso alla serata, fuori il vento continua a dare segnali della sua presenza.
Ma che bella questa serata di un inverno, non inverno.
Vado a dormire felice, con lo scirocco nelle orecchie, che si confonde con le note di "Mariateresa".
Viene anche l'epifania, che tutte le feste si porta via, ma del freddo non si vede traccia. Solo 3 giorni di temperature vicine allo zero e poi questa continua primavera forzata, con giornate da sole 'pasquale', alternate a quelle di scirocco e nuvole, che detesto. Oggi è una di queste: 15° con il vento che soffia imperterrito, muovendo le nuvole ed increspando il mare. In ufficio il caldo è quasi insostenibile. Gli uomini lavorano in camicia, mentre le donne, temendo di mostrare caldane da sospetta menopausa, sono timorose nell'alleggerire il proprio abbigliamento.
Mentre rientro a casa, fuori c'è ancora lo scirocco, che fa sbattere le persiane e spinge poche gocce di pioggia contro i vetri. Se potessi seguire i miei istinti primordiali, appena terminata la cena, andrei a dormire. La giornata è stata intensa ed il miraggio dell'abbraccio di Morfeo ha il suo fascino... ma stasera ho il TEATRO! Il motto diceva "toglietemi tutto, ma non le emozioni" ed io, da fedele abbonata, mi tolgo dalla testa Morfeo e vado a vedere Papaleo! Tanto già lo sento che sarà uno spettacolo piacevole.
Il mio sesto senso non mi ha tradita: lo show scorre lieto fra suggestioni, canzoni, risate e ricordi. Poi si accendono le luci e l'attore chiede di avere sul palco una donna che diventi la sua "Mariateresa", una donna brutta a cui dedicare la sua canzone... No, non mi faccio tentare...faccio finta di nulla e sto qui bravina, nella logora poltronicina rossa, dal velluto consumato. Lui intanto gira fra il pubblico e si allontana... la mia amica dice: "...vai!" ed io replico "se avesse chiesto una bella no di certo, ma se desidera una bruttina...ci potrei anche andare subito, ma si sta pure dirigendo altrove...". Poi sento le parole magiche: "MA NON C'E' UNA VOLONTARIA?"... come un'automa alzo la mano e dico "ECCOMI!"... et voilà, lo showman mi viene a prendere alla 5^ fila, mi porge il braccio e mi accompagna sul palco! Chebbbello, sono di nuovo qui, col cuore che batte all'impazzata ed il viso arrossato dall'emozione. "Come ti chiami?" "Paola" " MA NO.... dovevi dire Mariateresa!!" e scoppia a ridere tutto il teatro. "Rifacciamo: come ti chiami?" al che sussurro con una nota di sensualità "Mariateresa...." e anche sta volta mi accompagna una sonora risata. "Bene Mariateresa, noi abbiamo tante canzoni ma la più bella è proprio quella col tuo nome...". E parte la canzone ritmata e piacevole, con questo complesso di 5 ottimi e simpatici musicisti, che mi ballano e cantano intorno. Sorrido, rido, arrossisco, sprizzo gioia da tutti i pori...e faccio fatica a stare ferma sulla seggiola che mi hanno destinato. Comincio a muovere mani e braccia a tempo di musica...e farei anche di più, se non fosse che non posso rubare la scena ai protagonisti (ih ih ih). Quando lo showman mi porge il braccio per riaccompagnarmi al posto, lo affianco muovendo il mio corpo al suono della musica, che pervade la sala e mi fa dimenticare tutto il resto :-)
Scendo fra gli applausi e la felicità alle stelle!!
Arrivo a casa, ancora frastornata ed eccitata. Con un pizzico di rammarico penso fra me e me: "Dormiranno tutti". Invece no: la bella 19enne è ancora fuori, il diligente studente studia ed il marito tutto fare è da 2 ore a lavorare dietro al nuovo lavabo della cucina.
"Spettacolo bellissimo" dichiaro soddisfatta, mentre mi tolgo la giacca.
"BENE, PASSAMI IL CACCIAVITE VERDE".
"Sono anche salita sul palco!" incalzo raggiante.
"BRAVA. PASSAMI LO STRACCIO E POI DAMMI L'ASPIRAPOLVERE"
Eseguo senza battere ciglio ed intanto riassaporo attimo per attimo, quei meravigliosi 5 minuti, che mi fanno dimenticare l'estate non estate e l'autunno di piogge, nuvole, alluvioni e fango.
"IL FILETTO VA BENE! AIUTAMI CHE TOGLIAMO IL LAVANDINO...IO SPINGO QUI, TU TIENI LA". E così...OOOPLA'! il vecchio lavandino, consumato, in alcuni tratti ingiallito e un po' sbeccato, esce dalla porta, e con lui i miei ultimi 25 anni di vita, che in un battibaleno scorrono davanti ai miei occhi ancora luccicanti.
"SE MI RIPASSI L'ASPIRAPOLVERE PULISCO, COSI DOMANI METTO IL RUBINETTO E PROCEDO COL LAVORO"
...in casa mia c'è chi ha aspirazioni da attrice e chi da idraulico!
E mentre sono qui, ancora stralunata ed euforica, che ripenso alla serata, fuori il vento continua a dare segnali della sua presenza.
Ma che bella questa serata di un inverno, non inverno.
Vado a dormire felice, con lo scirocco nelle orecchie, che si confonde con le note di "Mariateresa".
giovedì 6 novembre 2014
CALORE
Finalmente sono usciti. Non ne potevo davvero più! Quando è la serata giusta iniziano a discutere per un nonnulla e poi alzano sempre di più la voce, finchè la situazione degenera. Stasera il pretesto per urlare è stato il parcheggio del suv nel box. Pare che mamma, con la sua solita fretta e poca attenzione, abbia strisciato la carrozzeria mentre faceva manovra. 'Vabbè, cosa sarà mai?' ha detto lei, mentre si accendeva l'ennesima sigaretta. Non poteva provocare papà in modo migliore, lui che è così preciso e puntiglioso, nonchè intollerante al fumo. "Vendo tutto! TUTTO. Non avete alcun rispetto per le cose e nemmeno per me, che sgobbo da mattino a sera da quasi 30 anni e faccio il massimo per darvi una vita agiata! E spegni quella dannata sigaretta!" ha urlato. Poi hanno terminato di prepararsi, mamma ha salutato dall'ingresso: "Ciao Francesca, facciamo tardi!" mentre papà ha bofonchiato qualcosa e poi ho sentito sbattere la porta di casa. Bendetto Rotary! In certe situazioni è meglio stare sola, in questa grande casa, piuttosto che in loro compagnia. Anche i miei fratelli sono fuori; Alessandro è in palestra, mentre Giulio è a Londra già da 2 mesi. Sono salita al piano di sopra e mi sono chiusa nella mia stanza. Mi piacerebbe dire nella mia 'stanzetta' ma non è così: questa casa è così grande, che a volte mi sembra di perdermi durante il tragitto, così come non mi piace questa camera enorme, dove vagano i miei pensieri. Vorrei vivere nella casa di Silvia. Lei si che è fortunata. Si e no 80 metri quadri ed una deliziosa stanza col soffitto basso ed il pavimento di legno, che già da solo ti dà l'idea dell'accoglienza, che in effetti regna nella loro casa, piccola ma aperta a tutti. Qui solo marmo e freddo. Si certo, c'è anche il lusso, ma lo baratterei volentieri con un po' più di calore umano. Fuori ha ripreso a nevicare. Detesto la neve ed il freddo. Vorrei abitare al sud, dove le giornate gelide sono cosa rara, mentre qui a Trento l'inverno comincia presto e finisce tardi. In casa nostra di solito a metà ottobre si accende il riscaldamento, che fa il suo egregio lavoro sino alla fine di aprile... ma questi soffitti così alti contribuiscono a disperdere il tepore, per cui gli ambienti non si scaldano mai e mi sento ancora più sola. Quasi, quasi scendo in cucina e mi preparo la boulle dell'acqua calda. Anzi la faccio diventare caldissima...chissà se oltre a scaldarmi il corpo mi scalderà un po' anche il cuore.
martedì 5 agosto 2014
5 CAVALLI
Fin dal giorno della sua nascita si era intuito che non sarebbe stata una creatura tranquilla. Urlava e si agitava con così tanta energia, che persino le ostetriche, avezze a tanta bella e varia gioventù, tra l'esterrefatto ed il divertito, dissero alla neo-mamma: 'Signora... le darà del filo da torcere!'
E in effetti quella previsione, che lì per lì, aveva interpretato come un simpatico ed orginale benvenuto, si era trasformata in una certezza: non stava mai fermo!
Già nei primi mesi di vita il piccolo aveva mostrato la sua iper-attività, tanto che il nonno aveva più volte asserito: 'Non potrebbe costituire una fonte di energia elettrica?'
Mai animato da cattive intenzioni, aveva sempre rivelato un cuore d'oro, ma non riusciva a stare fermo che per pochi minuti, avendo sia fermento 'fisico' che 'mentale': se 10 ne faceva, 100 ne pensava.
Da piccolo non imparò a camminare, ma subito a correre, anche perchè non c'era tempo da perdere: doveva scoprire l'intero mondo, o almeno quella piccola parte che lo circondava.
Aveva curiosato in ogni angolo della casa, aprendo e chiudendo ante e cassetti, e portando avanti imprese memorabili, tra cui la scalata della libreria in soggiorno, raggiungendo i libri di poesia del 4° ripiano, appositamente li custoditi, per evitare - con scarsissimo risultato - che diventassero coriandoli per carnevale.
Alle elementari si era distinto in ogni disciplina sportiva.
Quando frequentava i giardinetti al pomeriggio, anche il salto della corda, gioco di solito riservato alle bambine, per lui non aveva segreti, tanto è vero che quando i suoi amici (che possedevano l'adorato pallone) se ne tornavano a casa, piuttosto che stare seduto sulla panchina vicino alla mamma, si faceva andare bene anche i passatempi delle femmine, purchè fossero d'azione.
Alle medie aveva capito che partecipare a tutte le manifestazioni sportive e ludiche organizzate dalla scuola, oltre ad essere un meraviglioso divertimento, gli dava l'opportunità di studiare poco le materie tradizionali e al tempo stesso gratificava il suo fermento.
Così era riuscito ad entrare nella band musicale, nel gruppo sportivo e nel team del teatro, tutte discipline in cui mostrava la sua abnegazione.
C'era anche stato un momento in cui aveva pensato di aderire al gruppo di meditazione, ma dopo soli 5 minuti di forzato silenzio, aveva capito che non faceva per lui.
Alle superiori, sempre motivato dal 10 ne faccio e 100 ne penso, si era dato da fare per il 'Nuovo comitato' della scuola, venendo eletto fra i rappresentanti dell'istituto già durante il 1° anno, contrariamente alla tradizione del liceo, che accoglieva gli studenti nel consiglio solo dal 3° anno in poi.
Gruppo sportivo di sci, di pallacanestro e di nuoto, completavano il quadro del nostro iper-attivo.
Con le ragazze aveva un certo successo, ma non voleva legami stretti e duraturi, dovendo continuamente muoversi ed esplorare l'universo, fra cui anche quello femminile.
In ogni momento della sua vita, la cosa fondamentale era NON STARE FERMO, tanto che sul divano di casa non era mai stato oltre i 5 minuti, dovendo sempre intrapprendere nuove attività, che tenevano su di giri sia il corpo, che la mente.
Un giorno accadde un episodio che ai più non sembrerà degno di nota, ma che ebbe risvolti fondamentali per la sua esistenza. Durante una festa di compleanno dagli zii in campagna, vide un oggetto che sino ad allora aveva ignorato: il tosaerba. Non si trattava di un tosaerba qualsiasi, ma di un 4 tempi a strappo della Honda, di colore rosso fiammante, con ben 5 cavalli. Era stato regalato allo zio da tutti i nipoti, per il suo 60° compleanno.
'Tagliaerba Honda: il più bel regalo per un prato' recitava lo slogan sulla confezione. Lo zio, felice per quel gradito ed utilissimo oggetto, insistette per farglielo provare. Per un ragazzo di città come lui la campagna non aveva particolare fascino, tanto meno il tosaerba rosso della Honda, ma sempre nell'ottica di non stare mai fermo e scoprire cose nuove, acconsentì alla proposta dell'anziano parente. Si avvicinò, diede uno strappo con forza e l'apparecchio si mise in moto. Iniziò a spingerlo su e giu per il prato e subito rimase sorpreso dal risultato: le lame erano integre e ben affilate, per cui il taglio era molto preciso... quasi perfetto. Il profumo di erba si propagò per il giardino, e più lui tagliava, più si rilassava. Più si rilassava e più tagliava. Fu una specie di folgorazione: aveva provato tante e tante attività nella sua vita, ma mai alcuna era stata così rilassante, nè gli regalava la pace, che finalmente aveva raggiunto, grazie al tosaerba della Honda!
La cura con cui quell'attrezzo tagliava l'erba, accompagnata dal borbottio del motore e dal profumo del prato, lo affascinò a tal punto da rivoluzionargli la vita. Quando trotterellava insieme ai 5 cavalli del tosaerba, ormai si isolava dal resto del mondo. Mai si era trovato in una pace interiore così magica, tanto che pian, piano abbandonò ad uno ad uno tutti i suoi molteplici interessi, per lasciare spazio solo a quei 5 cavalli in rosso.
Trascorsero mesi ed anni e la sua passione non scemava...anzi! Si adoperava con impegno e solerzia non solo presso parenti ed amici, ma anche presso sconosciuti, dapprima vicini e poi via, via, sempre più lontani.
Tanta era la competenza e la magia rilassante, che scaturivano da questa accoppiata vincente ragazzo+tosaerba Honda, che il tam tam delle voci arrivò ad un rappresentante della nota casa di produzione. Volle vedere di persona e, come molti prima di lui, rimase incantato da tanta indomita attività, svolta con passione, ma soprattutto con una rilassatezza insuperabile ed invidiabile, tanto che venne scelto come testimonial del marchio.
Sulla confezione fu apposta la sua fotografia, che trasmetteva sana competenza e serenità, con variazione dello slogan in: 'Tagliaerba Honda: il più bel regalo per me!'
E in effetti quella previsione, che lì per lì, aveva interpretato come un simpatico ed orginale benvenuto, si era trasformata in una certezza: non stava mai fermo!
Già nei primi mesi di vita il piccolo aveva mostrato la sua iper-attività, tanto che il nonno aveva più volte asserito: 'Non potrebbe costituire una fonte di energia elettrica?'
Mai animato da cattive intenzioni, aveva sempre rivelato un cuore d'oro, ma non riusciva a stare fermo che per pochi minuti, avendo sia fermento 'fisico' che 'mentale': se 10 ne faceva, 100 ne pensava.
Da piccolo non imparò a camminare, ma subito a correre, anche perchè non c'era tempo da perdere: doveva scoprire l'intero mondo, o almeno quella piccola parte che lo circondava.
Aveva curiosato in ogni angolo della casa, aprendo e chiudendo ante e cassetti, e portando avanti imprese memorabili, tra cui la scalata della libreria in soggiorno, raggiungendo i libri di poesia del 4° ripiano, appositamente li custoditi, per evitare - con scarsissimo risultato - che diventassero coriandoli per carnevale.
Alle elementari si era distinto in ogni disciplina sportiva.
Quando frequentava i giardinetti al pomeriggio, anche il salto della corda, gioco di solito riservato alle bambine, per lui non aveva segreti, tanto è vero che quando i suoi amici (che possedevano l'adorato pallone) se ne tornavano a casa, piuttosto che stare seduto sulla panchina vicino alla mamma, si faceva andare bene anche i passatempi delle femmine, purchè fossero d'azione.
Alle medie aveva capito che partecipare a tutte le manifestazioni sportive e ludiche organizzate dalla scuola, oltre ad essere un meraviglioso divertimento, gli dava l'opportunità di studiare poco le materie tradizionali e al tempo stesso gratificava il suo fermento.
Così era riuscito ad entrare nella band musicale, nel gruppo sportivo e nel team del teatro, tutte discipline in cui mostrava la sua abnegazione.
C'era anche stato un momento in cui aveva pensato di aderire al gruppo di meditazione, ma dopo soli 5 minuti di forzato silenzio, aveva capito che non faceva per lui.
Alle superiori, sempre motivato dal 10 ne faccio e 100 ne penso, si era dato da fare per il 'Nuovo comitato' della scuola, venendo eletto fra i rappresentanti dell'istituto già durante il 1° anno, contrariamente alla tradizione del liceo, che accoglieva gli studenti nel consiglio solo dal 3° anno in poi.
Gruppo sportivo di sci, di pallacanestro e di nuoto, completavano il quadro del nostro iper-attivo.
Con le ragazze aveva un certo successo, ma non voleva legami stretti e duraturi, dovendo continuamente muoversi ed esplorare l'universo, fra cui anche quello femminile.
In ogni momento della sua vita, la cosa fondamentale era NON STARE FERMO, tanto che sul divano di casa non era mai stato oltre i 5 minuti, dovendo sempre intrapprendere nuove attività, che tenevano su di giri sia il corpo, che la mente.
Un giorno accadde un episodio che ai più non sembrerà degno di nota, ma che ebbe risvolti fondamentali per la sua esistenza. Durante una festa di compleanno dagli zii in campagna, vide un oggetto che sino ad allora aveva ignorato: il tosaerba. Non si trattava di un tosaerba qualsiasi, ma di un 4 tempi a strappo della Honda, di colore rosso fiammante, con ben 5 cavalli. Era stato regalato allo zio da tutti i nipoti, per il suo 60° compleanno.
'Tagliaerba Honda: il più bel regalo per un prato' recitava lo slogan sulla confezione. Lo zio, felice per quel gradito ed utilissimo oggetto, insistette per farglielo provare. Per un ragazzo di città come lui la campagna non aveva particolare fascino, tanto meno il tosaerba rosso della Honda, ma sempre nell'ottica di non stare mai fermo e scoprire cose nuove, acconsentì alla proposta dell'anziano parente. Si avvicinò, diede uno strappo con forza e l'apparecchio si mise in moto. Iniziò a spingerlo su e giu per il prato e subito rimase sorpreso dal risultato: le lame erano integre e ben affilate, per cui il taglio era molto preciso... quasi perfetto. Il profumo di erba si propagò per il giardino, e più lui tagliava, più si rilassava. Più si rilassava e più tagliava. Fu una specie di folgorazione: aveva provato tante e tante attività nella sua vita, ma mai alcuna era stata così rilassante, nè gli regalava la pace, che finalmente aveva raggiunto, grazie al tosaerba della Honda!
La cura con cui quell'attrezzo tagliava l'erba, accompagnata dal borbottio del motore e dal profumo del prato, lo affascinò a tal punto da rivoluzionargli la vita. Quando trotterellava insieme ai 5 cavalli del tosaerba, ormai si isolava dal resto del mondo. Mai si era trovato in una pace interiore così magica, tanto che pian, piano abbandonò ad uno ad uno tutti i suoi molteplici interessi, per lasciare spazio solo a quei 5 cavalli in rosso.
Trascorsero mesi ed anni e la sua passione non scemava...anzi! Si adoperava con impegno e solerzia non solo presso parenti ed amici, ma anche presso sconosciuti, dapprima vicini e poi via, via, sempre più lontani.
Tanta era la competenza e la magia rilassante, che scaturivano da questa accoppiata vincente ragazzo+tosaerba Honda, che il tam tam delle voci arrivò ad un rappresentante della nota casa di produzione. Volle vedere di persona e, come molti prima di lui, rimase incantato da tanta indomita attività, svolta con passione, ma soprattutto con una rilassatezza insuperabile ed invidiabile, tanto che venne scelto come testimonial del marchio.
Sulla confezione fu apposta la sua fotografia, che trasmetteva sana competenza e serenità, con variazione dello slogan in: 'Tagliaerba Honda: il più bel regalo per me!'
lunedì 7 luglio 2014
Su ali d'aquila
Sono sempre in ritardo, o per lo meno spesso. Se la mia tabella di marcia non coinvolge alcuno, talvolta raggiungo persino il quarto d'ora accademico. Forse è l'unico ricordo piacevole della mia esperienza universitaria, che nel tempo che fu si concluse con un solo esame superato (analisi 1). Non è disattenzione la mia, semplicemente la necessità e/o il desiderio di fare sempre tante cose, di far rendere al meglio il tempo a mia disposizione, così quando mi capita di essere un po' in anticipo preferisco buttarmi a capofitto in qualche nuova veloce attività, piuttosto che ingannare il tempo od uscire con calma. Cerco di non sprecare minuti preziosi, ma se c'è qualcuno che mi attende faccio di tutto per non farmi aspettare.
C'è infine una mesta situazione in cui non ammetto di essere in ritardo: il funerale.
Stamani sono uscita con largo anticipo. La zona limitrofa alla chiesa pullulava di gente, auto, scooter. Un quarto d'ora prima dell'inizio della cerimonia ero in chiesa, già colma di persone affrante, di tutte le età. Silenziosa ho conquistato un angolino in fondo alla chiesa e li mi sono posizionata, senza muovermi per tutta la durata della lunga funzione. Centinaia e centinaia di visi tristi, per lo più a me sconosciuti, lacrime, qualche sorriso abbozzato. Dovevi essere davvero una persona fantastica, non solo perchè lo sento, ma soprattutto perchè chi si è fatto coraggio ed ha preso la parola, ha pronunciato cose meravigliose. Probabilmente ogni presente aveva davanti agli occhi il tuo bel sorriso, incorniciato da un viso solare, che emanava tanta serenità. Gli amici ed i parenti che ti hanno accompagnato in questo ultimo saluto trasmettevano forza e coraggio, oltre ad un messaggio forte: l'appartenenza. Appartenenza ad una bella e numerosa famiglia, ad un lavoro amato, ad una comunità unita, che nel correre della vita frenetica di oggi, non si dimentica dei veri valori. Più volte è stato detto 'il denaro non gli interessava, aveva a cuore solo il bene delle persone con cui entrava in contatto, accompagnato da un forte senso del dovere'. Il prato che curavi davanti alla casa di campagna. Uno dei tanti simboli di ciò che davvero conta nella vita: la terra, la famiglia, l'amicizia. Che bello poter avere un amico che ti aiuta anche nella cura del prato...chissà quanti momenti lieti e quante battaglie avrete vissuto insieme. Probabilmente non avevo nemmeno il diritto di essere li, io, sconosciuta, fra tanti visi conosciuti, che ti hanno amato e condiviso con te la loro vita, ma sentivo il bisogno di dare un piccolissimo segno di affetto alla mia compagna di classe di un tempo ormai lontano, tua sorella, che con i suoi occhi pieni di certezze mi ha trasmesso la vostra serenità. Volevo esserci per un ultimo saluto a quel viso sorridente a cui, solo in etò adulta, incontrandoci casualmente in centro con i rispettivi coniugi, avevo avuto il coraggio di confessare che tanto tempo prima, quando avevo 12 anni, avevo amato pazzamente (e per quanto tempo! tanto che il tuo nome per anni ed anni era stato il mio nome maschile preferito), come solo a quell' età sai fare, timidamente nell'ombra, con la certezza di essere invisibie, ma felice ogni volta che i miei occhi di sfuggita vedevano i tuoi, quando venivo a casa vostra a studiare, giocare, suonare il pianoforte a 4 mani (forse sarebbe meglio dire 'strimpellare').
E così come il canto delle voci accompagnate dalle chitarre di oggi TI RIALZERA', TI SOLLEVERA', SU ALI D'AQUILA, TI REGGERA' SULLA BREZZA DELL'ALBA TI FARA' BRILLAR COME IL SOLE, COSì NELLE SUE MANI VIVRAI...ed io ti penso su ali d'aquila, a brillare come il sole. Ciao!
C'è infine una mesta situazione in cui non ammetto di essere in ritardo: il funerale.
Stamani sono uscita con largo anticipo. La zona limitrofa alla chiesa pullulava di gente, auto, scooter. Un quarto d'ora prima dell'inizio della cerimonia ero in chiesa, già colma di persone affrante, di tutte le età. Silenziosa ho conquistato un angolino in fondo alla chiesa e li mi sono posizionata, senza muovermi per tutta la durata della lunga funzione. Centinaia e centinaia di visi tristi, per lo più a me sconosciuti, lacrime, qualche sorriso abbozzato. Dovevi essere davvero una persona fantastica, non solo perchè lo sento, ma soprattutto perchè chi si è fatto coraggio ed ha preso la parola, ha pronunciato cose meravigliose. Probabilmente ogni presente aveva davanti agli occhi il tuo bel sorriso, incorniciato da un viso solare, che emanava tanta serenità. Gli amici ed i parenti che ti hanno accompagnato in questo ultimo saluto trasmettevano forza e coraggio, oltre ad un messaggio forte: l'appartenenza. Appartenenza ad una bella e numerosa famiglia, ad un lavoro amato, ad una comunità unita, che nel correre della vita frenetica di oggi, non si dimentica dei veri valori. Più volte è stato detto 'il denaro non gli interessava, aveva a cuore solo il bene delle persone con cui entrava in contatto, accompagnato da un forte senso del dovere'. Il prato che curavi davanti alla casa di campagna. Uno dei tanti simboli di ciò che davvero conta nella vita: la terra, la famiglia, l'amicizia. Che bello poter avere un amico che ti aiuta anche nella cura del prato...chissà quanti momenti lieti e quante battaglie avrete vissuto insieme. Probabilmente non avevo nemmeno il diritto di essere li, io, sconosciuta, fra tanti visi conosciuti, che ti hanno amato e condiviso con te la loro vita, ma sentivo il bisogno di dare un piccolissimo segno di affetto alla mia compagna di classe di un tempo ormai lontano, tua sorella, che con i suoi occhi pieni di certezze mi ha trasmesso la vostra serenità. Volevo esserci per un ultimo saluto a quel viso sorridente a cui, solo in etò adulta, incontrandoci casualmente in centro con i rispettivi coniugi, avevo avuto il coraggio di confessare che tanto tempo prima, quando avevo 12 anni, avevo amato pazzamente (e per quanto tempo! tanto che il tuo nome per anni ed anni era stato il mio nome maschile preferito), come solo a quell' età sai fare, timidamente nell'ombra, con la certezza di essere invisibie, ma felice ogni volta che i miei occhi di sfuggita vedevano i tuoi, quando venivo a casa vostra a studiare, giocare, suonare il pianoforte a 4 mani (forse sarebbe meglio dire 'strimpellare').
E così come il canto delle voci accompagnate dalle chitarre di oggi TI RIALZERA', TI SOLLEVERA', SU ALI D'AQUILA, TI REGGERA' SULLA BREZZA DELL'ALBA TI FARA' BRILLAR COME IL SOLE, COSì NELLE SUE MANI VIVRAI...ed io ti penso su ali d'aquila, a brillare come il sole. Ciao!
domenica 6 luglio 2014
UN TIPO NUOVO
Siamo un gruppo unito e compatto da tantissimo tempo; con molti ci si conosce da 15, anche 18 anni, pertanto è naturale che con alcuni ci si intenda con un semplice colpo d'occhio. Con altri invece è inutile insistere: non si va d'accordo e basta, meglio girare alla larga; o forse è semplicemente una questione di 'feeling'...non c'è! Comunque sia, qui siamo e qui restiamo, a volte felici di questa scelta, altre con il malcelato desiderio di andare via e trovare un nuovo gruppo più stimolante e creativo. Talvolta la routine smorza gli entusiasmi e così ti sembra di fare sempre le stesse cose, nel solito modo; poi se guardi indietro (meglio un arco di tempo un po' consistente, che ne so un lustro), ti accorgi che anche quei gesti quotidiani sono assai cambiati e certamente lo sei tu, soprattutto nell'immagine che ti rilascia lo specchio.
A volte invece le novità sono davvero tangibili, in particolare mi riferisco alla settimana scorsa: è arrivato un tipo nuovo e quando dico 'tipo' intendo davvero uno originale, fuori dal comune. Non riesco ad intuire se sia a posto oppure no. Lo sto ancora studiando. E' anche vero che la convivenza porta inesorabilmente ad uniformarsi, per cui il 'tipo nuovo' sembra ancora più diverso di quanto sia realmente, solo per il fatto che si deve inserire in un gruppo che ancora non gli appartiene e lo guarda con sospetto. Struttura fisica superiore alla media, grandi orecchie, davvero insolite, viso serio, decisamente chiaro di carnagione, un paio di baffetti chiari che devo ancora capire se mi piacciano o meno. Come sempre mi sono presentata con un sorriso e la mano tesa, a cui ha risposto allo stesso modo, stringendomela forte e sorridendo. Recentemente alcuni esperti hanno dichiarato che si deve diffidare da chi ti stringe eccessivamente la mano. 'Meglio una mano morbida, anche molla... significa che la persona è sincera, timida, onesta, non ha difficoltà a dichiarare le sue debolezze. Se invece stringe in modo eccessivo, desidera metterti a disagio, imponendo la sua presenza e potenza fisica; in realtà è più indifeso di colui che ti da la mano molla....quindi sta mentendo! Diffidare, gente, diffidare'. Bah, non so neanche io cosa pensare. Ma ritorniamo al tipo nuovo. Ha un profumo insolito: non potrei definirlo sgradevole, anzi, ma ha una nota di sapore antico, come se improvvisamente fosse piombato qui dal passato, come quegli oggetti che custodisci per anni con cura, in cima all'armadio, fra naftalina e lavanda, tanto da dimenticarti di averli. A dispetto di questo profumo (e di quell' aria un po' antiquata) è molto moderno e pieno di iniziative, talvolta addirittura sorprendente. Ha l'entusiasmo di un bambino e se cade, non se ne fa problemi, si rialza contento di avere la forza per riprendere la strada. 'Quando ti va tutto bene, è assai facile essere sorridenti e di buon umore. Ma la vera soddisfazione è quando, dopo un periodo difficile, dopo tante porte chiuse in faccia, trovi in te stesso la forza ed il coraggio di rialzarti e riprendere il cammino, trovando nuove porte a cui bussare!' sentenziava l'altro giorno. Si, certo, ammirevole come principio, ma io già non amo camminare, figurarsi quando cado...non mi viene più voglia di muovere nemmeno un passo... se potessi vorrei restare li a terra, prendendomela con questo mondo crudele, o tutt'al più rimanendo insensibile a quanto mi succede intorno... E le porte che ti sbattono in faccia? Alla terza mi viene il nervoso, mi giro sui tacchi e volo a fare dell'altro!
Comunque i primi giorni i più lo guardavano con malcelata diffidenza, forse solo perchè è più grosso di tutti noi, oppure semplicemente perchè la diversità spaventa. Chissà. Magari il tipo nuovo diventerà la forza del nostro gruppo. Io sono fiduciosa.
...vedremo ;-)
Intanto vi mostro una foto di noi senza e poi con il 'tipo nuovo'... ah, io sono quella con cappuccio e scarpe rosse!
NOI SENZA
NOI CON IL TIPO NUOVO
A volte invece le novità sono davvero tangibili, in particolare mi riferisco alla settimana scorsa: è arrivato un tipo nuovo e quando dico 'tipo' intendo davvero uno originale, fuori dal comune. Non riesco ad intuire se sia a posto oppure no. Lo sto ancora studiando. E' anche vero che la convivenza porta inesorabilmente ad uniformarsi, per cui il 'tipo nuovo' sembra ancora più diverso di quanto sia realmente, solo per il fatto che si deve inserire in un gruppo che ancora non gli appartiene e lo guarda con sospetto. Struttura fisica superiore alla media, grandi orecchie, davvero insolite, viso serio, decisamente chiaro di carnagione, un paio di baffetti chiari che devo ancora capire se mi piacciano o meno. Come sempre mi sono presentata con un sorriso e la mano tesa, a cui ha risposto allo stesso modo, stringendomela forte e sorridendo. Recentemente alcuni esperti hanno dichiarato che si deve diffidare da chi ti stringe eccessivamente la mano. 'Meglio una mano morbida, anche molla... significa che la persona è sincera, timida, onesta, non ha difficoltà a dichiarare le sue debolezze. Se invece stringe in modo eccessivo, desidera metterti a disagio, imponendo la sua presenza e potenza fisica; in realtà è più indifeso di colui che ti da la mano molla....quindi sta mentendo! Diffidare, gente, diffidare'. Bah, non so neanche io cosa pensare. Ma ritorniamo al tipo nuovo. Ha un profumo insolito: non potrei definirlo sgradevole, anzi, ma ha una nota di sapore antico, come se improvvisamente fosse piombato qui dal passato, come quegli oggetti che custodisci per anni con cura, in cima all'armadio, fra naftalina e lavanda, tanto da dimenticarti di averli. A dispetto di questo profumo (e di quell' aria un po' antiquata) è molto moderno e pieno di iniziative, talvolta addirittura sorprendente. Ha l'entusiasmo di un bambino e se cade, non se ne fa problemi, si rialza contento di avere la forza per riprendere la strada. 'Quando ti va tutto bene, è assai facile essere sorridenti e di buon umore. Ma la vera soddisfazione è quando, dopo un periodo difficile, dopo tante porte chiuse in faccia, trovi in te stesso la forza ed il coraggio di rialzarti e riprendere il cammino, trovando nuove porte a cui bussare!' sentenziava l'altro giorno. Si, certo, ammirevole come principio, ma io già non amo camminare, figurarsi quando cado...non mi viene più voglia di muovere nemmeno un passo... se potessi vorrei restare li a terra, prendendomela con questo mondo crudele, o tutt'al più rimanendo insensibile a quanto mi succede intorno... E le porte che ti sbattono in faccia? Alla terza mi viene il nervoso, mi giro sui tacchi e volo a fare dell'altro!
Comunque i primi giorni i più lo guardavano con malcelata diffidenza, forse solo perchè è più grosso di tutti noi, oppure semplicemente perchè la diversità spaventa. Chissà. Magari il tipo nuovo diventerà la forza del nostro gruppo. Io sono fiduciosa.
...vedremo ;-)
Intanto vi mostro una foto di noi senza e poi con il 'tipo nuovo'... ah, io sono quella con cappuccio e scarpe rosse!
NOI SENZA
NOI CON IL TIPO NUOVO
giovedì 3 luglio 2014
Ancora un attimo di pazienza....
...ed arrivo!
Giugno è stato un mese intenso di canti, balli, musical...
ancora qualche giorno per riprendere fiato e poi arrivo dal mio amato blog.
Palilli
Giugno è stato un mese intenso di canti, balli, musical...
ancora qualche giorno per riprendere fiato e poi arrivo dal mio amato blog.
Palilli
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