Tuona da ore, ma della pioggia si sente solo l'odore.
Si fa attendere. Più tuona e più la aspetto.
Mi avvicino alla finestra, apro il vasistas e faccio entrare l'aria fresca.
Ecco qualche goccia.
Tutto qui? Saranno state 15/20, nemmeno le piantine aromatiche sul davanzale se ne sono rese conto.
Intanto lampi e tuoni insistono nel cielo, sempre più scuro.
Una imponente nuvola si sposta velocemente da ponente verso levante.
La pioggia arriva. Eccome se arriva.
Gocce enormi, di quelle che ne basta una sopra alla testa per sentire male.
La nuvola avvolge, nasconde e la pioggia mi incanta alla finestra.
Spalanco i vetri. Faccio entrare il temporale nella stanza.
Le auto che circolano per la strada hanno le luci accese, sebbene siano le 10 della mattina di un sabato d'estate.
L'odore dell'asfalto bagnato riempie le narici.
Il ritmo dello scrosciare mi culla e tranquillizza il temporale di sentimenti che mi agita dentro.
Insiste regolare da quasi mezz'ora.
Mi fa compagnia, mentre la grossa nuvola grigia lascia i tetti di questo scorcio di città, proseguendo il suo cammino verso levante.
Sta diminuendo. Ora tante goccioline picchiano sul davanzale.
Le piantine rigraziano. E io anche.
... parto per il mio viaggio in treno. A tutti gli sconosciuti che condivideranno parole e riflessioni, auguro "buon viaggio!"
sabato 21 luglio 2018
sabato 17 febbraio 2018
IL CORAGGIO DI CONDIVIDERE
Quella mattina era uscita da casa più presto del solito, così ne aveva approfittato per raggiungere il tribunale seguendo un percorso più lungo, che faceva di rado.
Lo scirocco soffiava con forza, infastindendola con la sua carica di umidità, che sembrava appiccicarle i brutti pensieri in testa, anzichè permetterle di allontanarli, come avrebbe voluto.
Quasi giunta a destinazione lo vide e immediatamente sentì un macigno colpirle lo stomaco.
"Elisa, dobbiamo parlare!" disse lui in tono autoritario ed asciutto.
"Non abbiamo più nulla da dirci" replicò lei con rabbia.
"Possiamo ricominciare ad essere felici insieme, se solo tu ammettessi di aver commesso un enorme errore lasciandomi".
"Franco basta. E' FINITA!"
Accelerando il passo varcò l'ingresso e si infilò nell'affollato ascensore dell'imponente edificio, per raggiungere la sua postazione di lavoro.
Tirò un sospiro di sollievo: almeno per quelle 6 ore, se ne sarebbe liberata.
La settimana trascorse tra i soliti alti e bassi.
Ogni volta che usciva si guardava in giro sospettosa. Temeva di incrociare quegli occhi verdi, che tante volte aveva contemplato quando i loro sguardi languidi si incrociavano, ma che ora le facevano solo paura.
Quella sera doveva passare a prendere Francesca, per andare alla consueta riunione settimanale con le amiche. Si accingeva a salire sulla sua auto quando, da dietro le sue spalle, sentì provenire una voce, che ben conosceva.
D'istinto si voltò e se lo trovò davanti. Il battito del suo cuore cominciò a riecheggiarle per tutto il corpo.
"Ti voglio parlare, dobbiamo chiarirci tu ed io" le disse lui, stringendole con forza le braccia.
"Franco, smettila! Io non ti voglio parlare. Lasciami in pace" ma quell'uomo non la mollava e continuava a stringerla sempre più forte.
"Ti prego, lasciami andare, mi sta aspettando Francesca, faccio tardi...."
"Tu non vai da nessuna parte se io non voglio, hai capito?" e cominciò a strattonarla con violenza.
Le lacrime iniziarono a scendere silenziose, mentre la paura saliva, insieme al battito del cuore, che ormai le rimbombava nella testa.
"Lasciami, mi fai male!" gli urlò tremando, ma lui ignorandola aprì la portiera posteriore dell'auto, come un automa impazzito la sbattè sul sedile e le si piazzò a fianco, iniziando ad inveirle contro.
Una coppia di mezza età che passeggiava poco distante col cane, notando i modi insoliti di quel distinto signore brizzolato, rallentò e poi, nell'osservare quella improvvisa violenza, passò subito all'azione.
Il marito avvicinatosi ad una portiera dell'auto iniziò a bussare sul vetro, attirando l'attenzione dell'automa impazzito, mentre la moglie, avvicinatasi alla portiera opposta, l'aprì e con fare risoluto si rivolse alla malcapitata, ormai in preda al terrore: "Signora, tutto bene? Presto, venga con noi!" e la aiutò ad uscire rapidamente. Scioccata e sorpresa Elisa uscì piangendo dall'auto e si allontanò con la coppia sconosciuta, mentre il loro cagnolino le trotterellava intorno.
Vergogna e paura si intrecciavano, facendola tremare come una foglia al vento.
Lacrime silenziose le solcavano il viso, mentre la coppia sconosciuta la invitò ad entrare nella gelateria sul corso, dove le offrirono una tisana. Mentre il liquido caldo le scendeva nello stomaco, la mente annebbiata iniziò a distinguere un po' meglio le cose fuori e dentro di lei.
Ancora incredula di trovarsi in quella situazione, ringraziò la coppia che con garbo l'aveva sottratta a quell'uomo e non appena si sentì al sicuro nella sua abitazione, prese il telefono e chiamò Francesca.
"Franci, sono io. Scusa il ritardo. E' successo un casino, ma sto bene. Domani devi accompagnarmi a fare una denuncia".
Lo scirocco soffiava con forza, infastindendola con la sua carica di umidità, che sembrava appiccicarle i brutti pensieri in testa, anzichè permetterle di allontanarli, come avrebbe voluto.
Quasi giunta a destinazione lo vide e immediatamente sentì un macigno colpirle lo stomaco.
"Elisa, dobbiamo parlare!" disse lui in tono autoritario ed asciutto.
"Non abbiamo più nulla da dirci" replicò lei con rabbia.
"Possiamo ricominciare ad essere felici insieme, se solo tu ammettessi di aver commesso un enorme errore lasciandomi".
"Franco basta. E' FINITA!"
Accelerando il passo varcò l'ingresso e si infilò nell'affollato ascensore dell'imponente edificio, per raggiungere la sua postazione di lavoro.
Tirò un sospiro di sollievo: almeno per quelle 6 ore, se ne sarebbe liberata.
La settimana trascorse tra i soliti alti e bassi.
Ogni volta che usciva si guardava in giro sospettosa. Temeva di incrociare quegli occhi verdi, che tante volte aveva contemplato quando i loro sguardi languidi si incrociavano, ma che ora le facevano solo paura.
Quella sera doveva passare a prendere Francesca, per andare alla consueta riunione settimanale con le amiche. Si accingeva a salire sulla sua auto quando, da dietro le sue spalle, sentì provenire una voce, che ben conosceva.
D'istinto si voltò e se lo trovò davanti. Il battito del suo cuore cominciò a riecheggiarle per tutto il corpo.
"Ti voglio parlare, dobbiamo chiarirci tu ed io" le disse lui, stringendole con forza le braccia.
"Franco, smettila! Io non ti voglio parlare. Lasciami in pace" ma quell'uomo non la mollava e continuava a stringerla sempre più forte.
"Ti prego, lasciami andare, mi sta aspettando Francesca, faccio tardi...."
"Tu non vai da nessuna parte se io non voglio, hai capito?" e cominciò a strattonarla con violenza.
Le lacrime iniziarono a scendere silenziose, mentre la paura saliva, insieme al battito del cuore, che ormai le rimbombava nella testa.
"Lasciami, mi fai male!" gli urlò tremando, ma lui ignorandola aprì la portiera posteriore dell'auto, come un automa impazzito la sbattè sul sedile e le si piazzò a fianco, iniziando ad inveirle contro.
Una coppia di mezza età che passeggiava poco distante col cane, notando i modi insoliti di quel distinto signore brizzolato, rallentò e poi, nell'osservare quella improvvisa violenza, passò subito all'azione.
Il marito avvicinatosi ad una portiera dell'auto iniziò a bussare sul vetro, attirando l'attenzione dell'automa impazzito, mentre la moglie, avvicinatasi alla portiera opposta, l'aprì e con fare risoluto si rivolse alla malcapitata, ormai in preda al terrore: "Signora, tutto bene? Presto, venga con noi!" e la aiutò ad uscire rapidamente. Scioccata e sorpresa Elisa uscì piangendo dall'auto e si allontanò con la coppia sconosciuta, mentre il loro cagnolino le trotterellava intorno.
Vergogna e paura si intrecciavano, facendola tremare come una foglia al vento.
Lacrime silenziose le solcavano il viso, mentre la coppia sconosciuta la invitò ad entrare nella gelateria sul corso, dove le offrirono una tisana. Mentre il liquido caldo le scendeva nello stomaco, la mente annebbiata iniziò a distinguere un po' meglio le cose fuori e dentro di lei.
Ancora incredula di trovarsi in quella situazione, ringraziò la coppia che con garbo l'aveva sottratta a quell'uomo e non appena si sentì al sicuro nella sua abitazione, prese il telefono e chiamò Francesca.
"Franci, sono io. Scusa il ritardo. E' successo un casino, ma sto bene. Domani devi accompagnarmi a fare una denuncia".
sabato 30 dicembre 2017
LIBERTA'
Nella mia bocca di denti ne son rimasti davvero pochi, ma non mi lamento.
Al mio paese, se hai la fortuna di arrivarci ai 58 anni, sei completamente senza denti e con la schiena piegata dalla fatica, mentre io qui sono ancora dritto e posso pure mangiare un pezzo di focaccia quando ne ho voglia.
La città è poco ospitale, ma non è poi così male e nemmeno gli abitanti.
Sento dire che i genovesi son gente schiva, tirchia e poco incline al sorriso, ma in questo angolo di strada io di amici ne ho tanti. "Ciao amico!" gli urlo io, quando li vedo passare. E loro rispondono sempre.
Certo quando vanno di fretta ed hanno la mente assorta nei loro pensieri non è che mi guardino tanto, ma non appena il semaforo si fa arancione o rosso ecco che si fermano e mi fanno un sorriso, scambiamo due parole, spesso mi allungano qualche spicciolo.
Certi comprano da me i fazzoletti, che vendo sempre, oppure gli ombrelli e i parasole, che alterno a seconda della stagione.
Per l'abbigliamento non ho problemi. Mi regalano magliette colorate, felpe, giacconi, jeans, tutto in ordine, o quasi. Non capisco perchè se ne liberino. Ricevo almeno tre sacchi di vestiti alla settimana. A volte sono così numerosi che non riesco a portarli a casa tutti insieme, così li nascondo fra le piante dell'aiuola e poi li porto via, nei giorni seguenti, un po' alla volta.
Anche le scarpe non sono male, a volte un po' larghe o un po' troppo strette, ma me le faccio andare bene. A furia di calzarle i miei piedi si abituano e alla fine me le sento quasi comode.
Chissà quanta roba hanno nelle loro case. Le immagino lucide, luminose, calde. Mi piacerebbe vederne una, ma non ho mai osato chiederlo a nessuno.
Nel posto dove dormo io, ci sto bene. E' uno scantinato nei vicoli.
Ho un letto, uno scaffale pieno di roba, un tavolo con due sedie ed anche un piccolo gabinetto, con un lavandino ed una doccia.
Nel muro opposto all'entrata c'è una piccola finestra che dà su un vicolo buio e male odorante. Spendo 100 euro al mese, che non sono pochi, ma ci abito da solo. Nessuno che si lamenta se entro, se esco, se russo o faccio un rutto.
La libertà ha il suo prezzo.
Al mio paese, se hai la fortuna di arrivarci ai 58 anni, sei completamente senza denti e con la schiena piegata dalla fatica, mentre io qui sono ancora dritto e posso pure mangiare un pezzo di focaccia quando ne ho voglia.
La città è poco ospitale, ma non è poi così male e nemmeno gli abitanti.
Sento dire che i genovesi son gente schiva, tirchia e poco incline al sorriso, ma in questo angolo di strada io di amici ne ho tanti. "Ciao amico!" gli urlo io, quando li vedo passare. E loro rispondono sempre.
Certo quando vanno di fretta ed hanno la mente assorta nei loro pensieri non è che mi guardino tanto, ma non appena il semaforo si fa arancione o rosso ecco che si fermano e mi fanno un sorriso, scambiamo due parole, spesso mi allungano qualche spicciolo.
Certi comprano da me i fazzoletti, che vendo sempre, oppure gli ombrelli e i parasole, che alterno a seconda della stagione.
Per l'abbigliamento non ho problemi. Mi regalano magliette colorate, felpe, giacconi, jeans, tutto in ordine, o quasi. Non capisco perchè se ne liberino. Ricevo almeno tre sacchi di vestiti alla settimana. A volte sono così numerosi che non riesco a portarli a casa tutti insieme, così li nascondo fra le piante dell'aiuola e poi li porto via, nei giorni seguenti, un po' alla volta.
Anche le scarpe non sono male, a volte un po' larghe o un po' troppo strette, ma me le faccio andare bene. A furia di calzarle i miei piedi si abituano e alla fine me le sento quasi comode.
Chissà quanta roba hanno nelle loro case. Le immagino lucide, luminose, calde. Mi piacerebbe vederne una, ma non ho mai osato chiederlo a nessuno.
Nel posto dove dormo io, ci sto bene. E' uno scantinato nei vicoli.
Ho un letto, uno scaffale pieno di roba, un tavolo con due sedie ed anche un piccolo gabinetto, con un lavandino ed una doccia.
Nel muro opposto all'entrata c'è una piccola finestra che dà su un vicolo buio e male odorante. Spendo 100 euro al mese, che non sono pochi, ma ci abito da solo. Nessuno che si lamenta se entro, se esco, se russo o faccio un rutto.
La libertà ha il suo prezzo.
domenica 22 ottobre 2017
Che noia!
Dopo una intensa settimana in ufficio, stamani in casa per le faccende domestiche.
Pranzetto veloce con il compagno di una vita e poi relax.
Bene. Anzi, benissimo.
Vedo l'ultima puntata della fiction che ho perso e dormicchio sul divano, avvolta nel caldo e morbido plaid scozzese, tanto fuori è nuvoletto ed ogni tanto si vede qualche goccia di pioggia.
Mi sento autorizzata a poltrire.
Il telefono non squilla ormai da giorni. Siamo isolati per variazioni operatore telefonico.
Lo smartphone non squilla e non trilla. Non squilla mai (suoneria perennemente silenziata), ma oggi appena 2/3 trillini di whatsapp mattutini e poi il silenzio.
Nessuno che saluta, racconta, si lamenta, avvisa, propone, ricorda, chiede.
Il silenzio. Assoluto!
Che noia.
Sarò mica sconnessa? Forse anche questo telefono è ko?
Controllo: tutto ok, connessione al massimo.
Uffa, comincio ad annoiarmi davvero. Gli altri che faranno?
Qui il silenzio. Sempre più assordante.
Solo il ticchettio dell'orologio a lancette e quello del mio stomaco che borbotta.
Sbadiglio. Noia, accidia, tedio, uggia, pizza, menata, palla, rottura.
Dormo ancora un po'. Mi potrei trasformare in un orso: la stazza è sulla buona strada, vado in letargo anche io e ci risentiamo in primavera. Naaaaa, a qualcuno piacerebbe, invece sto qui e sbatto i piedi come i bambini, quando non sanno cosa fare.
Ok, mi faccio un caffè e poi lavoro. Forse rinsavisco.
Accendo il notebook. Il collegamento va come un treno. Evviva: il nuovo operatore telefonico sembra mantenere ciò che decantava nella pubblicità.
Mi connetto sulla piattaforma e seguo il corso on-line.
Interessante! Si davvero. Utile e scorrevole.
Ma dopo un'ora e un quarto eccola di nuovo... la noia è già qui vicino a me a stuzzicarmi e proprio non vuol saperne di lasciarmi in pace.
Scrivo alla Mary. Mi risponde al volo.
Chebbello, qualcuno c'è in questo mondo di sileziosi!
Sintetizza la sua giornata, ci scambiamo due opinioni e poi mi saluta concludendo che vorrebbe annoiarsi, anzichè lottare coi suoi problemi.
Davvero?
Riprendo il corso on-line. Reggo ancora una mezz'oretta, ma questa volta con la musica in sottofondo.
Che noia, che barba, che barba e che noia.
Alzo il volume. Ancora un po'. Queen a stecca. "Don't stop me now" 2/3 volte di seguito. Mi danno la carica. Va a finire che riprendo un corso di canto.
Ascolto anche "Dock of the bay". Fantastica o forse lo è solo perchè mi riporta ad un meraviglioso ottobre di 28 anni fa. O forse mi sembra meraviglioso adesso che ho 28 anni di più??
E se scrivessi un libro? Forse sarebbe meglio una raccolta di racconti, anzi di mini-racconti. Come potrei intitolarla? "I raccontini di Palilli" "Racconta, che ti passa" "Passa di qui che ti racconto qualcosa..." "Un racconto oggi e forse uno anche domani" "Oggi ti racconto qualcosa, domani...chissà"
Se vado avanti così faccio una raccolta di titoli e non racconto nulla a nessuno.
Il compagno di una vita mi ricorda che sono già le 19,30: dobbiamo prepararci per uscire con gli amici. "Un attimo" rispondo io. "Finisco un raccontino ed arrivo". Ecco, proprio adesso che mi stavano venendo delle belle idee, con la creatività in partenza, dobbiamo uscire.
"Spicciati! Facciamo tardi!"
"Tardi? Io?? Ma dai, un attimo e ci sono". Peccato dover chiudere il pc proprio adesso. A razzo in bagno, mi cambio al volo.
"Sono le 19,50, sei pronta??"
Accidenti, come vola il tempo quando ci si diverte.
Pranzetto veloce con il compagno di una vita e poi relax.
Bene. Anzi, benissimo.
Vedo l'ultima puntata della fiction che ho perso e dormicchio sul divano, avvolta nel caldo e morbido plaid scozzese, tanto fuori è nuvoletto ed ogni tanto si vede qualche goccia di pioggia.
Mi sento autorizzata a poltrire.
Il telefono non squilla ormai da giorni. Siamo isolati per variazioni operatore telefonico.
Lo smartphone non squilla e non trilla. Non squilla mai (suoneria perennemente silenziata), ma oggi appena 2/3 trillini di whatsapp mattutini e poi il silenzio.
Nessuno che saluta, racconta, si lamenta, avvisa, propone, ricorda, chiede.
Il silenzio. Assoluto!
Che noia.
Sarò mica sconnessa? Forse anche questo telefono è ko?
Controllo: tutto ok, connessione al massimo.
Uffa, comincio ad annoiarmi davvero. Gli altri che faranno?
Qui il silenzio. Sempre più assordante.
Solo il ticchettio dell'orologio a lancette e quello del mio stomaco che borbotta.
Sbadiglio. Noia, accidia, tedio, uggia, pizza, menata, palla, rottura.
Dormo ancora un po'. Mi potrei trasformare in un orso: la stazza è sulla buona strada, vado in letargo anche io e ci risentiamo in primavera. Naaaaa, a qualcuno piacerebbe, invece sto qui e sbatto i piedi come i bambini, quando non sanno cosa fare.
Ok, mi faccio un caffè e poi lavoro. Forse rinsavisco.
Accendo il notebook. Il collegamento va come un treno. Evviva: il nuovo operatore telefonico sembra mantenere ciò che decantava nella pubblicità.
Mi connetto sulla piattaforma e seguo il corso on-line.
Interessante! Si davvero. Utile e scorrevole.
Ma dopo un'ora e un quarto eccola di nuovo... la noia è già qui vicino a me a stuzzicarmi e proprio non vuol saperne di lasciarmi in pace.
Scrivo alla Mary. Mi risponde al volo.
Chebbello, qualcuno c'è in questo mondo di sileziosi!
Sintetizza la sua giornata, ci scambiamo due opinioni e poi mi saluta concludendo che vorrebbe annoiarsi, anzichè lottare coi suoi problemi.
Davvero?
Riprendo il corso on-line. Reggo ancora una mezz'oretta, ma questa volta con la musica in sottofondo.
Che noia, che barba, che barba e che noia.
Alzo il volume. Ancora un po'. Queen a stecca. "Don't stop me now" 2/3 volte di seguito. Mi danno la carica. Va a finire che riprendo un corso di canto.
Ascolto anche "Dock of the bay". Fantastica o forse lo è solo perchè mi riporta ad un meraviglioso ottobre di 28 anni fa. O forse mi sembra meraviglioso adesso che ho 28 anni di più??
E se scrivessi un libro? Forse sarebbe meglio una raccolta di racconti, anzi di mini-racconti. Come potrei intitolarla? "I raccontini di Palilli" "Racconta, che ti passa" "Passa di qui che ti racconto qualcosa..." "Un racconto oggi e forse uno anche domani" "Oggi ti racconto qualcosa, domani...chissà"
Se vado avanti così faccio una raccolta di titoli e non racconto nulla a nessuno.
Il compagno di una vita mi ricorda che sono già le 19,30: dobbiamo prepararci per uscire con gli amici. "Un attimo" rispondo io. "Finisco un raccontino ed arrivo". Ecco, proprio adesso che mi stavano venendo delle belle idee, con la creatività in partenza, dobbiamo uscire.
"Spicciati! Facciamo tardi!"
"Tardi? Io?? Ma dai, un attimo e ci sono". Peccato dover chiudere il pc proprio adesso. A razzo in bagno, mi cambio al volo.
"Sono le 19,50, sei pronta??"
Accidenti, come vola il tempo quando ci si diverte.
lunedì 9 ottobre 2017
RISTORANTE
L'ambiente era elegante e sobrio.
In sottofondo una leggera musica, tante luci soffuse, accompagnate da piccoli lampadari che scendevano sapientemente su ogni singolo tavolo, illuminandolo perfettamente.
Il locale era pressochè vuoto: non c'era certo la ressa e la confusione dei fast food, ma questo ne avvalorava l'esclusività.
Il maitre li fece accomodare in una saletta con pochi tavoli, dove vi era un solo ospite. Alle sue spalle troneggiava un incantevole comò, su cui erano appoggiati con noncuranza alcuni oggetti: sembrava di essere in un accogliente appartamento, anzichè in un noto ristorante della rinomata località.
Lui era stanco, ma felice per quella serata di relax.
Lei emozionata e lusingata per l'inaspettato invito.
Fuori soffiava una leggera brezza.
Scelsero un antipasto leggero di terra, seguito da un delicato risotto con verdurine di stagione. Il tutto accompagnato da un prosecco dall'aroma floreale di acacia e glicine.
La donna dei sogni e la donna della realtà. Chissà a quale gruppo apparteneva quella bionda misteriosa, che lo guardava sorridendo.
Forse il tempo glielo avrebbe rivelato.
In sottofondo una leggera musica, tante luci soffuse, accompagnate da piccoli lampadari che scendevano sapientemente su ogni singolo tavolo, illuminandolo perfettamente.
Il locale era pressochè vuoto: non c'era certo la ressa e la confusione dei fast food, ma questo ne avvalorava l'esclusività.
Il maitre li fece accomodare in una saletta con pochi tavoli, dove vi era un solo ospite. Alle sue spalle troneggiava un incantevole comò, su cui erano appoggiati con noncuranza alcuni oggetti: sembrava di essere in un accogliente appartamento, anzichè in un noto ristorante della rinomata località.
Lui era stanco, ma felice per quella serata di relax.
Lei emozionata e lusingata per l'inaspettato invito.
Fuori soffiava una leggera brezza.
Scelsero un antipasto leggero di terra, seguito da un delicato risotto con verdurine di stagione. Il tutto accompagnato da un prosecco dall'aroma floreale di acacia e glicine.
La donna dei sogni e la donna della realtà. Chissà a quale gruppo apparteneva quella bionda misteriosa, che lo guardava sorridendo.
Forse il tempo glielo avrebbe rivelato.
Compagnia
L'aria è calda nonostante gli spessi muri dell'ampia casa.
In un passato, ormai remoto, quanti risvegli ho trascorso a poltrire nel letto con lo sguardo all'insù, proprio come sto facendo adesso.
La luce di questo assolato giorno d'agosto penetra fra le persiane chiuse, disegnando sul candido soffitto lunghe righe parallele.
Di tanto in tanto il regolare disegno è interrotto dal passaggio di auto e moto, il cui rumore, dapprima lontano, poi vicino, poi di nuovo lontano, è accompagnanto dai riflessi che transitano rapidissimi sul soffitto.
Fanno compagnia.
A vivere in città non si è mai soli.
In un passato, ormai remoto, quanti risvegli ho trascorso a poltrire nel letto con lo sguardo all'insù, proprio come sto facendo adesso.
La luce di questo assolato giorno d'agosto penetra fra le persiane chiuse, disegnando sul candido soffitto lunghe righe parallele.
Di tanto in tanto il regolare disegno è interrotto dal passaggio di auto e moto, il cui rumore, dapprima lontano, poi vicino, poi di nuovo lontano, è accompagnanto dai riflessi che transitano rapidissimi sul soffitto.
Fanno compagnia.
A vivere in città non si è mai soli.
domenica 20 agosto 2017
ESTATE BOLLENTE
Il caldo era diventato
insopportabile. Si era svegliato nel cuore della notte, tutto appiccicaticcio,
con il desiderio di buttarsi sotto la doccia. Dalla finestra aperta sentiva il
silenzio della città.
Semplice, carnale, passionale gioia di vivere, forza che per un attimo regala l'immortalità.
E ancora adesso, che il suo corpo portava i segni del tempo, nonostante fossero trascorsi tantissimi anni, ricordava tutto nei minimi particolari.
Il corridoio buio, lui tenendola per mano la riaccompagnava verso l'uscita di quel grande ufficio deserto, poi, all'improvviso, l'aveva stretta a sé.
Lei aveva risposto con altrettanto vigore a quel caldo abbraccio.
Le loro labbra unite in un vortice di passione inaspettata e intensa.
Lui che le tirava i capelli all'indietro, in modo che lei dovesse alzare il viso, così da poterle baciare il collo. Poi dolcemente le sue labbra erano scivolate verso il basso.
Il ronzio del condizionatore era stato l'unica compagnia all'ansimare dei loro respiri, mentre i vestiti scivolavano sul pavimento dell'ufficio.
I seni morbidi e caldi, la pelle profumata, intrisa di un delicato olio di bellezza, che lei, sussurrando, aveva detto essere un "concentrato di emozione e passione", proprio come i loro corpi, che in pochi minuti si erano intrecciati, in un concentrato di sensualità.
L'aveva adagiata sul pavimento e l'aveva posseduta con convinzione, mentre lei inarcava la schiena, cosi che lui potesse affondare completamente fra la pelle morbida e calda.
Fuori l'afa dell'estate in città.
Aveva amato tante donne, in vita sua, ma solo lei era riuscita a tenere sempre acceso in lui il suo ricordo. Ogni volta che alle sue narici si ripresentava quel profumo, il suo corpo aveva un fremito.
Non
dormiva e pensava e più pensava e meno il sonno si riaffacciava in quella
grande camera, dalle insolite pareti turchesi.
Solo lui sapeva perché
avesse scelto quel colore. Era quello più simile ad occhi che aveva tanto
amato, senza aver avuto alcuna certezza di essere stato contraccambiato.
Forse
nemmeno il "sospetto".
Di una cosa era certo:
avevano condiviso la vitalità dell'amplesso. Semplice, carnale, passionale gioia di vivere, forza che per un attimo regala l'immortalità.
E ancora adesso, che il suo corpo portava i segni del tempo, nonostante fossero trascorsi tantissimi anni, ricordava tutto nei minimi particolari.
Il corridoio buio, lui tenendola per mano la riaccompagnava verso l'uscita di quel grande ufficio deserto, poi, all'improvviso, l'aveva stretta a sé.
Lei aveva risposto con altrettanto vigore a quel caldo abbraccio.
Le loro labbra unite in un vortice di passione inaspettata e intensa.
Lui che le tirava i capelli all'indietro, in modo che lei dovesse alzare il viso, così da poterle baciare il collo. Poi dolcemente le sue labbra erano scivolate verso il basso.
Il ronzio del condizionatore era stato l'unica compagnia all'ansimare dei loro respiri, mentre i vestiti scivolavano sul pavimento dell'ufficio.
I seni morbidi e caldi, la pelle profumata, intrisa di un delicato olio di bellezza, che lei, sussurrando, aveva detto essere un "concentrato di emozione e passione", proprio come i loro corpi, che in pochi minuti si erano intrecciati, in un concentrato di sensualità.
L'aveva adagiata sul pavimento e l'aveva posseduta con convinzione, mentre lei inarcava la schiena, cosi che lui potesse affondare completamente fra la pelle morbida e calda.
Fuori l'afa dell'estate in città.
Aveva amato tante donne, in vita sua, ma solo lei era riuscita a tenere sempre acceso in lui il suo ricordo. Ogni volta che alle sue narici si ripresentava quel profumo, il suo corpo aveva un fremito.
Un’estate
bollente era stata quella.
E
con questo pensiero finalmente si riaddormentò.
Iscriviti a:
Post (Atom)


